20.5.09

Suzzara - Imprenditore agricolo spara alla moglie e poi si toglie la vita nel giorno del 25° anniversario di matrimonio.

Un imprenditore agricolo ha sparato alla moglie a Suzzara, nel mantovano, dopo averla prima ferita in casa e poi inseguita in strada per alcune decine di metri. Raggiunta la moglie, l'uomo le ha puntato la pistola alla nuca e ha esploso un secondo colpo. Poi ha rivolto l'arma contro di sè. L'uomo è morto ieri sera, la donna è ancora in condizioni disperate.
Due colpi di pistola esplosi a bruciapelo. Una vera e propria esecuzione, perché prima di premere il grilletto per la seconda volta l'afferra per i capelli, le blocca la testa e spara. Poi rivolge l'arma verso se stesso e spara nuovamente uccidendosi. La donna è in condizioni disperate nell'ospedale di Brescia, l'ex marito è morto ieri sera.
La tragedia famigliare è avvenuta nella tarda mattinata di ieri in via Pasine a Suzzara, epilogo di una lunga serie di liti coniugali tra Vincenzo Sogliani, imprenditore agricolo di 49 anni (nella foto), e Paola Gardinazzi, di 48, che proprio martedì scorso avevano firmato la separazione. Una separazione mai accettata dall'ex che per ammazzare la moglie, dalla quale ha avuto due figli, ha scelto il giorno del 25º anniversario di matrimonio.
Il figlio maggiore della coppia entra in casa
La donna, in passato, sarebbe stata aggredita e malmenata più volte, perfino spinta giù dalle scale. Episodi denunciati ai carabinieri e che l'avevano indotta a chiedere la separazione. Che lui ha firmato una settimana fa.
Lunedì, ore undici. Sogliani è a casa della ex moglie in strada Pasine 43/1: una villetta di sua proprietà dove vivono anche i due figli, in quel momento a scuola. Improvvisamente tra i due, com'era accaduto tante altre volte, scoppia una lite che prosegue fuori in giardino. Lui ha con sé una pistola, una Beretta 22 calibro 7,65. Non ha il porto d'armi e questo induce a supporre che sia ben determinato ad usarla per un motivo ben preciso. La moglie si rende conto del pericolo. In giardino tra i due c'è una colluttazione.
I vicini che hanno soccorso la donna
La donna cerca di difendersi come può, ma viene raggiunta dal primo colpo di pistola alla testa. Benché gravemente ferita, a piedi scalzi attraversa il prato davanti a casa, raggiunge la recinzione, riesce a scavalcarla e a correre verso l'abitazione della vicina dove già altre volte aveva trovato rifugio. Ma lui la insegue, la raggiunge e la getta a terra, esplodendole a bruciapelo un altro colpo alla nuca.
A quel punto l'uomo torna a casa e nel giardino si spara un colpo alla tempia. Morirà dieci ore più tardi.
Un testimone, che abita proprio di fronte, esce in strada e verde il corpo della donna steso a terra e chiama il 118.
Un altro testimone, della stessa via, assiste addirittura al momento in cui l'uomo tenta di togliersi la vita.
Cominciano poi ad arrivare i parenti di lei: l'anziana zia, la nipote. Tutti con la voce rotta dal dolore e dalla rabbia continuano a ripetere che se l'aspettavano che qualcosa di grave sarebbe accaduto. Che lui negli ultimi tempi era diventato particolarmente violento e che la moglie sopportava le sue angherie soltanto per amore dei figli che cercava sempre di tener fuori dalle violente dispute. (gazzettadimantova.gelocal.it)

Pignola - 15enne suicida per amore.

POTENZA (20 maggio) - La delusione per la fine di un amore è stata più forte di tutto: in un sms inviato alla sorella ci sarebbe la soluzione del suicidio di un ragazzo di 15 anni - Prasanth Folliero, di origine indiana, ma adottato nel 1996 da una famiglia di Pignola (Potenza) - che stamani si è dato fuoco ed è poi caduto da una scalinata nei pressi del Grande Albergo, nel pieno centro storico di Potenza.
Poco dopo le ore 8, il ragazzo - che frequentava la IA del Liceo scientifico Galileo Galilei - è stato visto da alcune persone, che lavorano nel vicino Palazzo degli Uffici, cadere dalla scalinata con i vestiti infiammati. «Era - ha raccontato Enrico Iannini, dipendente dell'Agenzia del territorio di Potenza - una palla di fuoco. In un primo momento ho avuto l'impressione che qualcuno avesse lanciato un sacchetto dell'immondizia dopo averlo incendiato. Poi quando ho visto il ragazzo disteso sull'asfalto, ho capito cosa era successo. Ho subito chiamato il 112, ma alcuni dipendenti dell'ufficio Opere Pubbliche erano già usciti con un estintore per cercare di spegnere le fiamme». Ma non c'è stato nulla da fare.
Quando sono arrivati i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118, il ragazzo era già morto. Il cadavere, coperto da un telo, è rimasto lì, sull'asfalto per un paio di ore. Gli agenti della Polizia scientifica (la Questura si trova a poche decine di metri dal luogo dell'incidente) hanno esaminato lo zainetto che il ragazzo ha lasciato appoggiato a un muro del Grande Albergo, su un ballatoio della scalinata. Gli investigatori stanno anche accertando se Prasanth si sia lanciato o se sia caduto dopo essersi dato fuoco. Inoltre, verifiche sono in corso su una bottiglietta di plastica trovata vicino alla scalinata: è probabile che contenesse la benzina (o altro materiale infiammabile) utilizzata per appiccare le fiamme.
Alcuni dipendenti del Grande Albergo, infatti, hanno raccontato che c'era un forte odore di benzina. I compagni di classe del ragazzo sono stati invece all'oscuro di tutto per un po', ma è bastato uno scambio di sms con gli alunni dell'Istituto commerciale Nitti (frequentato dalla sorella naturale di Prasanth, Prabalika, anche lei adottata dalla famiglia Folliero) affinché tutti sapessero. Ed ora i ragazzi della IA sono in compagnia dello psicologo dell'Asl di Potenza per cercare di trovare un perché al suicidio di Prasanth. (ilmessaggero.it)