9.4.09

Firenze - Sparatoria in ditta, uomo ferito

(ANSA) - FIRENZE - Tracce di sangue sul pavimento della ditta di spedizioni presso cui è avvenuta la sparatoria sono visibili dall'esterno, mentre gli investigatori dell'Arma dei carabinieri stanno effettuando i rilievi utili a chiarire la dinamica dell'episodio. Altri investigatori stanno sentendo alcuni testimoni, raccogliendo i loro racconti già in strada. L'auto su cui si è allontanato chi ha sparato sarebbe di colore bianco. Incerto, al momento, il modello della vettura e le descrizioni di chi ha compiuto l'aggressione. La via in cui è avvenuta la sparatoria si trova nel quartiere di Novoli, alla periferia nord di Firenze, e la ditta teatro del fatto ha sede in un fondo commerciale posto alla base di palazzine con appartamenti adibiti a residenza privata. L'area è stata isolata per agevolare il lavoro degli investigatori. La ditta si occupa di spedizioni nazionali e internazionali. (ANSA)

Torino - Trovata morta con la testa fracassata

TORINO (La Stampa) - Ha confessato l’uomo accusato di avere ucciso, domenica pomeriggio a Torino, la convivente, Alice Acquarone, 46 anni e madre di due figli. L’uomo è stato sentito ieri mattina dalla giudice nell’interrogatorio di convalida del fermo che era avvenuto domenica notte mentre veniva sentito dai carabinieri ai quali, in un primo tempo, aveva negato ogni responsabilità.
Stamattina, invece, l’uomo ha ammesso di aver colpito la convivente durante un litigio. Il corpo della vittima era stato ritrovato nel cortile di casa avvolto in un telo e in una coperta. Per lui la Procura ha già chiesto la custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato.
L’uomo non ha chiarito con precisione il movente del delitto. Sembra che la donna avesse espresso l’intenzione di concludere la relazione con lui ma alla base del litigio trasformatosi in omicidio ci sarebbero stati anche problemi di soldi. Alain Dante Stefanone ha detto di avere ucciso la donna con un corpo contundente preso tra gli oggetti presenti nella casa.

Roma - Testaccio: arrestato "er malavita"

ROMA (Il Messaggero) - Un ragazzo italiano di 19 anni, S. G., è stato ferito in modo grave nel corso di una lite avvenuta stanotte intorno alle 4 in via di Monte Testaccio, a Roma, a pochi metri dall'ingresso di un locale notturno: il ragazzo è stato ferito da diverse coltellate all'addome e ha riportato la perforazione della milza. E' stato trasportato in codice rosso all'ospedale San Camillo, dove è stato operato. «Ovviamente, la prognosi resta riservata - dice Anna Viola, direttore sanitario dell'ospedale - Non sono stati toccati organi fondamentali. La coltellata ha provocato un emiperitoneo ed è stato necessario un intervento chirurgico. Ora bisognerà attendere 24 ore per vedere quale sarà il decorso post operatorio».
Il ragazzo è stato coinvolto in una rissa. Fonti del 118 dicono che intorno alle 4 di stamattina alla centrale operativa è giunta una segnalazione per una rissa a pochi metri da un locale di via Monte Testaccio. Giunta dopo pochi minuti, l'ambulanza ha trovato il ragazzo a terra con una profonda ferita all'addome. Il 118 era già intervenuto nella stessa zona, intorno alla mezzanotte, per un'altra rissa scoppiata fuori dall'ex mattatoio, non lontano dal luogo dell'aggressione. In questo caso un giovane era stato soccorso e trasportato in ospedale in condizioni non gravi.
La polizia ha arrestato un minorenne. Un ragazzo di 17 anni, soprannominato "er malavita", è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Roma perchè ritenuto responsabile del ferimento del giovane di 19 anni. Il ragazzo arrestato è conosciuto con il soprannome di “er malavita” ed ha un discreto curriculum criminale fatto di precedenti risse e detenzione di arma da taglio. Il ferimento, hanno accertato gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, diretti da Vittorio Rizzi, è avvenuto al termine di una lite nata all'interno di una delle discoteche del quartiere Testaccio per una ragazza.
Due gruppi di giovani si sono fronteggiati prima al di fuori della discoteca “Spice”, continuando la lite davanti al “Radio Londra”, un altro locale. Al centro del diverbio sfociato poi in una violenta aggressione, ci sarebbe una ragazza che uno dei due gruppi, quello degli aggressori, avrebbe rivendicato come «sua proprietà, visto che l'avevano adocchiata per primi». Nel corso dell'aggressione, è spuntato un coltello, hanno detto gli investigatori, che ha colpito il giovane di 19 anni all'addome, lesionandogli la milza.
Il 17enne arrestato è accusato di rissa aggravata ed altri quattro suoi amici, tutti maggiorenni, sono stati denunciati a piede libero. Gli investigatori della Mobile hanno, tra l'altro, riscontrato in quasi tutti i partecipanti all'aggressione un notevole tasso di alcol e droga.
«È stata una lite scoppiata per una ragazza». Così Alessio, un amico del giovane di 19 anni accoltellato la scorsa notte, ha ricostruito la rissa scoppiata a via di Monte Testaccio. «Io non c'ero ieri sera - riferisce Alessio, venuto all'ospedale San Camillo dove è ricoverato il ragazzo accoltellato - ma gli amici che erano con lui mi hanno raccontato che la lite è scoppiata prima all'interno del locale per una ragazza poi, quando il buttafuori ha invitato i ragazzi ad uscire, è proseguita per strada. Il mio amico era insieme a quattro persone, gli altri erano una quindicina e c'è scappata la coltellata». Alessio dice di non conoscere la ragazza oggetto del litigio ma aggiunge: «Il mio amico era entrato con lei e forse qualcuno deve essersela presa e ha iniziato a fare l'arrogante».
Una settimana fa la stessa zona era stata teatro di una violenta rissa conclusasi con la morte, sempre per accoltellamento, di un pregiudicato romano di circa 30 anni.

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Paola (CS) - Mobbing da parte dei colleghi. Sviluppi nel caso di suicidio della commessa

PAOLA (8 aprile) - Hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e preparare la loro difesa dall'accusa di avere fatto pressioni e false accuse sul luogo di lavoro a una collega. Cattiverie che erano divenute insopportabili per Barbara De Luca, una trentaduenne di San Lucido, che lo scorso anno decise di porre fine alle accuse nei suoi confronti nel modo più estremo: uccidendosi.

Adesso, a un anno dalla morte della giovane, avvenuta il 7 aprile dello scorso anno, la procura di Paola ha emesso due avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della direttrice del supermercato di Rende dove Barbara lavorava e di un altro dipendente.

Nei confronti della direttrice, la Procura ipotizza il reato di morte in conseguenza di un altro delitto, il mobbing, che pure le viene contestato. Alla donna vengono anche contestati i reati di truffa e furto in concorso con l'altro dipendente.

A fare luce sulla vicenda sono stati gli investigatori del commissariato di Paola della polizia. Il 7 aprile dello scorso anno intervennero nei pressi di un viadotto per un'auto contro la barriera di protezione e scoprirono, in fondo alla scarpata, il corpo di Barbara. La giovane aveva tentato di sfondare la barriera con l'auto e non essendovi riuscita, aveva scavalcato la barriera e si era gettata nel vuoto. Nella sua borsetta, gli agenti trovarono un bigliettino in cui si faceva riferimento a problemi sul luogo di lavoro per cui decisero di andare in fondo alla vicenda.

Gli investigatori hanno così scoperto che nel negozio dove la donna lavorava c'erano stati dei piccoli furti. Barbara li aveva scoperti e li aveva segnalati alla direttrice, avanzando anche i suoi sospetti su un collega. La direttrice, però, secondo l'accusa, forse per timore, invece di procedere contro il collega, avrebbe cominciato a fare pressioni su Barbara, accusando lei dei furti e trattenendole anche delle somme dalla busta paga a titolo di risarcimento.

In un caso, hanno accertato gli investigatori, a Barbara fu contestata la sottrazione di alcune risme di carta avvenuta quando ancora non era stata assunta. Le pressioni e le false accuse, è la ricostruzione della polizia, andarono avanti nel tempo e per Barbara diventarono insopportabili anche perché cominciarono a circolare nel negozio dove lavorava. Per questo decise di sfuggire alle false accuse con il suicidio.