Un imprenditore agricolo ha sparato alla moglie a Suzzara, nel mantovano, dopo averla prima ferita in casa e poi inseguita in strada per alcune decine di metri. Raggiunta la moglie, l'uomo le ha puntato la pistola alla nuca e ha esploso un secondo colpo. Poi ha rivolto l'arma contro di sè. L'uomo è morto ieri sera, la donna è ancora in condizioni disperate.
Due colpi di pistola esplosi a bruciapelo. Una vera e propria esecuzione, perché prima di premere il grilletto per la seconda volta l'afferra per i capelli, le blocca la testa e spara. Poi rivolge l'arma verso se stesso e spara nuovamente uccidendosi. La donna è in condizioni disperate nell'ospedale di Brescia, l'ex marito è morto ieri sera.
La tragedia famigliare è avvenuta nella tarda mattinata di ieri in via Pasine a Suzzara, epilogo di una lunga serie di liti coniugali tra Vincenzo Sogliani, imprenditore agricolo di 49 anni (nella foto), e Paola Gardinazzi, di 48, che proprio martedì scorso avevano firmato la separazione. Una separazione mai accettata dall'ex che per ammazzare la moglie, dalla quale ha avuto due figli, ha scelto il giorno del 25º anniversario di matrimonio.
Il figlio maggiore della coppia entra in casa
La donna, in passato, sarebbe stata aggredita e malmenata più volte, perfino spinta giù dalle scale. Episodi denunciati ai carabinieri e che l'avevano indotta a chiedere la separazione. Che lui ha firmato una settimana fa.
Lunedì, ore undici. Sogliani è a casa della ex moglie in strada Pasine 43/1: una villetta di sua proprietà dove vivono anche i due figli, in quel momento a scuola. Improvvisamente tra i due, com'era accaduto tante altre volte, scoppia una lite che prosegue fuori in giardino. Lui ha con sé una pistola, una Beretta 22 calibro 7,65. Non ha il porto d'armi e questo induce a supporre che sia ben determinato ad usarla per un motivo ben preciso. La moglie si rende conto del pericolo. In giardino tra i due c'è una colluttazione.
I vicini che hanno soccorso la donna
La donna cerca di difendersi come può, ma viene raggiunta dal primo colpo di pistola alla testa. Benché gravemente ferita, a piedi scalzi attraversa il prato davanti a casa, raggiunge la recinzione, riesce a scavalcarla e a correre verso l'abitazione della vicina dove già altre volte aveva trovato rifugio. Ma lui la insegue, la raggiunge e la getta a terra, esplodendole a bruciapelo un altro colpo alla nuca.
A quel punto l'uomo torna a casa e nel giardino si spara un colpo alla tempia. Morirà dieci ore più tardi.
Un testimone, che abita proprio di fronte, esce in strada e verde il corpo della donna steso a terra e chiama il 118.
Un altro testimone, della stessa via, assiste addirittura al momento in cui l'uomo tenta di togliersi la vita.
Cominciano poi ad arrivare i parenti di lei: l'anziana zia, la nipote. Tutti con la voce rotta dal dolore e dalla rabbia continuano a ripetere che se l'aspettavano che qualcosa di grave sarebbe accaduto. Che lui negli ultimi tempi era diventato particolarmente violento e che la moglie sopportava le sue angherie soltanto per amore dei figli che cercava sempre di tener fuori dalle violente dispute. (gazzettadimantova.gelocal.it)
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