31.5.09
Ragusa - Uomo ucciso a colpi di bastone
Il cadavere di un uomo, senza documenti, non ancora identificato, e' stato trovato nei pressi della spiaggia di Scoglitti, nel Ragusano. Dai primi accertamenti della squadra mobile di Ragusa l'uomo, apparentemente originario di un Paese dell'Est Europa, sarebbe stato ucciso con diversi colpi di arma contundente, forse un bastone, alla testa. La Procura della Repubblica di Ragusa ha aperto un'inchiesta e disposto l'autopsia che sara' eseguita domani.(ansa.it)
29.5.09
Roma - Anziana uccide a coltellate la vicina di casa.
ROMA (29 maggio) - Una lite condominiale finita in tragedia ieri sera intorno alle 22 in via dell'Archeologia in zona Tor Bella Monaca. Una giovane di 23 anni, Saba Chierigatti, è stata accoltellata da un'anziana di 79 anni che abita nel suo stesso condominio. La ragazza (secondo le prime notizie sarebbe madre di due bambini), trasportata al Policlinico Tor Vergata, è morta durante la notte. L'anziana è stata arrestata dagli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato. Liti tra le due famiglie pare fossero frequenti da tempo.
Tra le due famiglie le discussioni erano frequenti già da tempo e ieri sera un uovo marcio gettato contro la serranda della finestra dell'anziana donna, è stato l'elemento scatenante dell'ennesima discussione: la vittima, dopo una discussione con l'anziana, è stata da questa aggredita e colpita all'addome con un coltello da cucina, decedendo poco dopo all'ospedale Policlinico Tor Vergata. L'anziana donna è stata arrestata per omicidio dagli Agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile, che l'hanno condotta in Questura sottraendola alla furia dei conoscenti della vittima. (ilmessaggero.it)
Tra le due famiglie le discussioni erano frequenti già da tempo e ieri sera un uovo marcio gettato contro la serranda della finestra dell'anziana donna, è stato l'elemento scatenante dell'ennesima discussione: la vittima, dopo una discussione con l'anziana, è stata da questa aggredita e colpita all'addome con un coltello da cucina, decedendo poco dopo all'ospedale Policlinico Tor Vergata. L'anziana donna è stata arrestata per omicidio dagli Agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile, che l'hanno condotta in Questura sottraendola alla furia dei conoscenti della vittima. (ilmessaggero.it)
Napoli - Gioco erotico finito male. Donna morta.
NAPOLI (28 maggio) - Era andata ieri pomeriggio all'ospedale per una lesione rettale. Operata è morta nella notte. Gli inquirenti credono si sia trattato di un gioco erotico finito male.
La donna, 37 anni, di Caivano, aveva raccontato alla polizia che la ferita se l'era procurata cadendo su un manico di scopa. Durante un sopralluogo nella sua, gli agenti hanno ritrovato un pezzo di manico di scopa con tracce ematiche. (ilmesaggero.it)
La donna, 37 anni, di Caivano, aveva raccontato alla polizia che la ferita se l'era procurata cadendo su un manico di scopa. Durante un sopralluogo nella sua, gli agenti hanno ritrovato un pezzo di manico di scopa con tracce ematiche. (ilmesaggero.it)
28.5.09
Napoli - Rumeno ucciso
Un 25enne romeno ucciso con una coltellata al cuore e un 14enne ferito da un colpo d'arma da fuoco a pochi metri e a pochi minuti di distanza. E' successo stasera a Napoli, nella stazione della Cumana. Il quattordicenne ha riportato una frattura e sara' dimesso presto. I due episodi di violenza per gli inquirenti potrebbero anche non essere affatto collegati, pur essendo stati simultanei. Il minore potrebbe essere finito per sbaglio nella traiettoria di proiettili destinati forse ad altri. (ansa.it)
Cagliari - Uccide la moglie a picconate.
CAGLIARI (27 maggio) - Una relazione extraconiugale che andava avanti da alcuni mesi tra genero e suocera acquisita: sembra proprio che sia stata questa la causa scatenante dell'omicidio di
Elisabetta Bruno, la donna di 43 anni scomparsa lo scorso 20 aprile e ritrovata sepolta ieri notte in un terreno di Settimo San Pietro di proprietà del marito Pietro Cambedda, 62 anni, arrestato a Sinnai, che ha confessato il delitto.
I particolari della vicenda sono stati illustrati dai carabinieri del comando Provinciale di Cagliari e della Stazione di Sinnai, che hanno raccolto la confessione dell'uomo al termine di un lungo interrogatorio, concluso con l'indicazione del luogo (nelle campagne del paese) dove aveva sepolto la moglie e la descrizione della dinamica dell'uxoricidio. Ora Cambedda, 62 anni falegname in pensione e sposato con la vittima da 20 anni, è rinchiuso nel carcere di Buoncammino per omicidio volontario, con le aggravanti di occultamento del cadavere e del delitto compiuto in famiglia. Denunciata per favoreggiamento, invece, la matrigna (aveva sposato in secondo nozze il padre di Elisabetta Bruno) della vittima, una donna di 54 anni originaria di Sassari.
L'omicidio sarebbe avvenuto dopo l'ennesimo litigio tra la coppia proprio a causa della relazione - nota alla moglie, ma anche nel paese - tra Cambedda e la suocera. L'uomo ha raccontato ai carabinieri di essere uscito con la moglie a fare la spesa nel vicino supermarket, ma poi i coniugi hanno deciso di andare nell'orto di famiglia. Lì la moglie avrebbe dapprima aggredito il marito verbalmente per poi passare alle mani, ha raccontato Cambedda, che avrebbe allora preso il piccone con il quale stava lavorando per sferrarlo di taglio contro la moglie, colpendola tre volte alla nuca e alla fronte. Quindi avrebbe scavato una buca per seppellire il cadavere, gettandoci dentro anche il proprio maglione sporco di sangue. Il giorno dopo ha sporto denuncia per la scomparsa della moglie, lanciando appelli con messaggi televisivi e volantini. Ma le prime versioni dell'accaduto, contrastanti, non hanno convinto i carabinieri che subito hanno diretto le indagini proprio su Cambedda, ricostruendo spostamenti e rapporti familiari. All'oscuro di tutto, ma non della relazione tra il padre e la nonna acquisita, i tre figli della coppia. (ilmessagero.it).
Elisabetta Bruno, la donna di 43 anni scomparsa lo scorso 20 aprile e ritrovata sepolta ieri notte in un terreno di Settimo San Pietro di proprietà del marito Pietro Cambedda, 62 anni, arrestato a Sinnai, che ha confessato il delitto.
I particolari della vicenda sono stati illustrati dai carabinieri del comando Provinciale di Cagliari e della Stazione di Sinnai, che hanno raccolto la confessione dell'uomo al termine di un lungo interrogatorio, concluso con l'indicazione del luogo (nelle campagne del paese) dove aveva sepolto la moglie e la descrizione della dinamica dell'uxoricidio. Ora Cambedda, 62 anni falegname in pensione e sposato con la vittima da 20 anni, è rinchiuso nel carcere di Buoncammino per omicidio volontario, con le aggravanti di occultamento del cadavere e del delitto compiuto in famiglia. Denunciata per favoreggiamento, invece, la matrigna (aveva sposato in secondo nozze il padre di Elisabetta Bruno) della vittima, una donna di 54 anni originaria di Sassari.
L'omicidio sarebbe avvenuto dopo l'ennesimo litigio tra la coppia proprio a causa della relazione - nota alla moglie, ma anche nel paese - tra Cambedda e la suocera. L'uomo ha raccontato ai carabinieri di essere uscito con la moglie a fare la spesa nel vicino supermarket, ma poi i coniugi hanno deciso di andare nell'orto di famiglia. Lì la moglie avrebbe dapprima aggredito il marito verbalmente per poi passare alle mani, ha raccontato Cambedda, che avrebbe allora preso il piccone con il quale stava lavorando per sferrarlo di taglio contro la moglie, colpendola tre volte alla nuca e alla fronte. Quindi avrebbe scavato una buca per seppellire il cadavere, gettandoci dentro anche il proprio maglione sporco di sangue. Il giorno dopo ha sporto denuncia per la scomparsa della moglie, lanciando appelli con messaggi televisivi e volantini. Ma le prime versioni dell'accaduto, contrastanti, non hanno convinto i carabinieri che subito hanno diretto le indagini proprio su Cambedda, ricostruendo spostamenti e rapporti familiari. All'oscuro di tutto, ma non della relazione tra il padre e la nonna acquisita, i tre figli della coppia. (ilmessagero.it).
27.5.09
Loconia - Aratro travolge auto. Tre morti.
CANOSA DI PUGLIA - Un aratro, che era agganciato a un trattore, si e' sganciato per un impatto contro un altro mezzo e ha travolto un'automobile. Nell'incidente, avvenuto lungo la strada statale 93 tra Canosa di Puglia e la localita' di Loconia, sono morte tre persone: due fratelli romeni di 34 e 28 anni (la cui auto e' stata travolta dall'aratro) e un agricoltore canosino di 43 anni, al volante del trattore. Altre quattro persone sono rimaste ferite nell'incidente e sono ora ricoverate negli ospedali di Andria e Canosa. Le loro condizioni non sarebbero gravi. (Agr)
25.5.09
Milano - Sparatoria in periferia. Un morto.
MILANO - Far West, ieri sera a Quarto Oggiaro. I killer sono entrati in azione per colpire Franco Crisafulli, 57 anni, pregiudicato, membro di una famiglia di criminali impegnata nel settore del traffico di droga. Sparatoria violentissima con fuggi fuggi generale. Sul terreno, oltre alla vittima designata che è arrivata priva di vita all'ospedale, sono rimaste altre tre persone. Uno è in gravissime condizioni.
Franco Crisafulli fratello dei più noti Alessandro e Biagio, entrambi condannati all'ergastolo per associazione per delinquere finalizzato al traffico internazionale di stupefacenti era appena uscito di prigione. E' stato fermato per sempre da quattro colpi di arma da fuoco alcuni dei quali lo avrebbero anche colpito alla faccia.
Secondo le prime frammentarie informazioni si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione. I testimoni parlano di almeno una persona che, armi in pugno, si è presentata di fronte a un bar in via Satta all'angolo con via Pascarella. Lo sconosciuto, ma probabilmente non era solo, avrebbe "sparato all'impazzata" dopo essersi affacciato sulla soglia.
Il più grave dei tre feriti, anch'egli italiano, è stato ricoverato in codice rosso al Niguarda. Quando i soccorritori sono intervenuti era già in arresto cardiaco ed è stato rianimato in extremis. Gli altri due, un italiano e un albanese, sono stati trasportati in codice giallo agli ospedali Sacco e S.Carlo. Il primo è stato colpito a un braccio, il secondo a una gamba.
Il clan Crisafulli, stabilitosi a Quarto Oggiaro dagli anni '70-'80, si era reso protagonista di diversi omicidi e traffici proibiti. Il clan era stato smantellato da un'importante operazione anti droga denominata 'Terra bruciata' nel 1994.
La cosca mafiosa dei Crisafulli operava da anni nel quartiere di Quarto Oggiaro. Dodici membri dell'organizzazione, dopo un processo iniziato nell'ottobre 2003, furono condannati a pene varie nel luglio del 2006 per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e al traffico di stupefacenti.
Nel dicembre dello stesso anno, nel parco delle Groane, nell'hinterland a nord di Milano, venne ritrovato il cadavere di un malvivente ucciso nel 1991, Vincenzo Morelli, che era entrato in conflitto con l'organizzazione capeggiata dai fratelli Alessandro e Biagio Crisafulli. Per quell'omicidio erano stati condannate nel 2001 nove persone, tra cui i due Crisafulli.
Nel dicembre 2006 un altro pregiudicato, Giovanni Costantino, 48 anni, venne ferito a colpi di pistola all'uscita di una pizzeria di Quarto Oggiaro. Costantino era stato coinvolto in una parte di un'operazione dei carabinieri condotta nel 1994 contro il clan.
Nell'aprile del 2006 era stato catturato in Spagna Marco del Vento, considerato il referente economico-finanziario dell'organizzazione mafiosa. E nel mese di novembre la direzione investigativa antimafia aveva sequestrato beni per 4,5 milioni di euro a personaggi operanti in Lombardia sempre per conto del clan di Biagio Crisafulli, detenuto in regime di massima sicurezza dalla seconda metà degli anni '90 nel carcere torinese delle Vallette.
Franco Crisafulli fratello dei più noti Alessandro e Biagio, entrambi condannati all'ergastolo per associazione per delinquere finalizzato al traffico internazionale di stupefacenti era appena uscito di prigione. E' stato fermato per sempre da quattro colpi di arma da fuoco alcuni dei quali lo avrebbero anche colpito alla faccia.
Secondo le prime frammentarie informazioni si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione. I testimoni parlano di almeno una persona che, armi in pugno, si è presentata di fronte a un bar in via Satta all'angolo con via Pascarella. Lo sconosciuto, ma probabilmente non era solo, avrebbe "sparato all'impazzata" dopo essersi affacciato sulla soglia.
Il più grave dei tre feriti, anch'egli italiano, è stato ricoverato in codice rosso al Niguarda. Quando i soccorritori sono intervenuti era già in arresto cardiaco ed è stato rianimato in extremis. Gli altri due, un italiano e un albanese, sono stati trasportati in codice giallo agli ospedali Sacco e S.Carlo. Il primo è stato colpito a un braccio, il secondo a una gamba.
Il clan Crisafulli, stabilitosi a Quarto Oggiaro dagli anni '70-'80, si era reso protagonista di diversi omicidi e traffici proibiti. Il clan era stato smantellato da un'importante operazione anti droga denominata 'Terra bruciata' nel 1994.
La cosca mafiosa dei Crisafulli operava da anni nel quartiere di Quarto Oggiaro. Dodici membri dell'organizzazione, dopo un processo iniziato nell'ottobre 2003, furono condannati a pene varie nel luglio del 2006 per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e al traffico di stupefacenti.
Nel dicembre dello stesso anno, nel parco delle Groane, nell'hinterland a nord di Milano, venne ritrovato il cadavere di un malvivente ucciso nel 1991, Vincenzo Morelli, che era entrato in conflitto con l'organizzazione capeggiata dai fratelli Alessandro e Biagio Crisafulli. Per quell'omicidio erano stati condannate nel 2001 nove persone, tra cui i due Crisafulli.
Nel dicembre 2006 un altro pregiudicato, Giovanni Costantino, 48 anni, venne ferito a colpi di pistola all'uscita di una pizzeria di Quarto Oggiaro. Costantino era stato coinvolto in una parte di un'operazione dei carabinieri condotta nel 1994 contro il clan.
Nell'aprile del 2006 era stato catturato in Spagna Marco del Vento, considerato il referente economico-finanziario dell'organizzazione mafiosa. E nel mese di novembre la direzione investigativa antimafia aveva sequestrato beni per 4,5 milioni di euro a personaggi operanti in Lombardia sempre per conto del clan di Biagio Crisafulli, detenuto in regime di massima sicurezza dalla seconda metà degli anni '90 nel carcere torinese delle Vallette.
Scandiano - 15enne muore in piscina.
REGGIO EMILIA - Un quindicenne originario del Marocco è morto, probabilmente per un malore, mentre nuotava in una piscina pubblica a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Y.H., residente ad Arceto, si è tuffato intorno alle 16 ma poco dopo si è sentito male. Un bagnino è immediatamente intervenuto e sono stati chiamati i soccorsi, ma inutilmente. Secondo le prime ipotesi il ragazzino, che frequentava la terza media, potrebbe essere stato vittima di una congestione. Nella piscina "L'Azzurra" c'erano anche altri bagnanti, oltre agli amici di Y.H. Alcuni non hanno lasciato la vasca, continuando a restare immersi durante le operazioni di soccorso a bordo piscina e nonostante gli inviti dei responsabili della struttura a uscire dall'acqua. (corriere.it).
22.5.09
Treviso - Crisi. Due suicidi in due giorni.
TREVISO - Un dirigente d'azienda di 43 anni di Villorba (Treviso) si è ucciso giovedì gettandosi contro un convoglio ferroviario in viaggio sulla linea Venezia - Bassano del Grappa, a Castello di Godego, in provincia di Treviso. L'uomo, dirigente di un'azienda del luogo in procinto di avviare un'operazione di cassa integrazione per una parte del personale, da alcuni tempi era incaricato di mantenere le relazioni con le organizzazioni sindacali. Il dirigente non avrebbe lasciato alcuno scritto per spiegare il suo gesto. Sull'episodio indaga la Polizia Ferroviaria.
È IL TERZO SUICIDIO DA OTTOBRE - Mercoledì, sempre nel trevigiano, si è ucciso invece il titolare di una piccola azienda del legno in forte difficoltà finanziaria a causa della crisi. L'uomo, 58 anni, si è tolto la vita impiccandosi a Fontanelle (Treviso), all'interno della ditta. Il 58enne era ossessionato dall'idea che la crisi che aveva colpito anche il suo settore di attività lo costringesse a dover lasciare a casa alcuni dei suoi otto dipendenti. La depressione per motivi familiari sommata alla crisi economica aveva gettato nel baratro anche l'imprenditore edile padovano di 60 anni che si è ucciso il 13 ottobre scorso con un colpo di pistola al petto. Era preoccupato che qualcuno, con cui aveva contratto debiti, potesse far del male ai suoi familiari. (corriere.it)
È IL TERZO SUICIDIO DA OTTOBRE - Mercoledì, sempre nel trevigiano, si è ucciso invece il titolare di una piccola azienda del legno in forte difficoltà finanziaria a causa della crisi. L'uomo, 58 anni, si è tolto la vita impiccandosi a Fontanelle (Treviso), all'interno della ditta. Il 58enne era ossessionato dall'idea che la crisi che aveva colpito anche il suo settore di attività lo costringesse a dover lasciare a casa alcuni dei suoi otto dipendenti. La depressione per motivi familiari sommata alla crisi economica aveva gettato nel baratro anche l'imprenditore edile padovano di 60 anni che si è ucciso il 13 ottobre scorso con un colpo di pistola al petto. Era preoccupato che qualcuno, con cui aveva contratto debiti, potesse far del male ai suoi familiari. (corriere.it)
21.5.09
Napoli - Ucciso in casa, due fermi.
La polizia ha fermato a Napoli due romeni, di 24 e 14 anni, per l'omicidio, 5 giorni fa, del pensionato ucciso in casa durante una rapina. I due romeni vivevano in un campo rom vicino al grande cimitero di Poggioreale. Gli investigatori li avrebbero identificati anche grazie all'uso di un cellulare rapinato alla vittima. Salvatore D'Angelo era un pensionato di 78 anni, un tempo ambulante, il quale conduceva una vita da misantropo in un monolocale in via Marechiaro, nel quartiere di Posillipo. (ansa.it)
20.5.09
Suzzara - Imprenditore agricolo spara alla moglie e poi si toglie la vita nel giorno del 25° anniversario di matrimonio.
Un imprenditore agricolo ha sparato alla moglie a Suzzara, nel mantovano, dopo averla prima ferita in casa e poi inseguita in strada per alcune decine di metri. Raggiunta la moglie, l'uomo le ha puntato la pistola alla nuca e ha esploso un secondo colpo. Poi ha rivolto l'arma contro di sè. L'uomo è morto ieri sera, la donna è ancora in condizioni disperate.
Due colpi di pistola esplosi a bruciapelo. Una vera e propria esecuzione, perché prima di premere il grilletto per la seconda volta l'afferra per i capelli, le blocca la testa e spara. Poi rivolge l'arma verso se stesso e spara nuovamente uccidendosi. La donna è in condizioni disperate nell'ospedale di Brescia, l'ex marito è morto ieri sera.
La tragedia famigliare è avvenuta nella tarda mattinata di ieri in via Pasine a Suzzara, epilogo di una lunga serie di liti coniugali tra Vincenzo Sogliani, imprenditore agricolo di 49 anni (nella foto), e Paola Gardinazzi, di 48, che proprio martedì scorso avevano firmato la separazione. Una separazione mai accettata dall'ex che per ammazzare la moglie, dalla quale ha avuto due figli, ha scelto il giorno del 25º anniversario di matrimonio.
Il figlio maggiore della coppia entra in casa
La donna, in passato, sarebbe stata aggredita e malmenata più volte, perfino spinta giù dalle scale. Episodi denunciati ai carabinieri e che l'avevano indotta a chiedere la separazione. Che lui ha firmato una settimana fa.
Lunedì, ore undici. Sogliani è a casa della ex moglie in strada Pasine 43/1: una villetta di sua proprietà dove vivono anche i due figli, in quel momento a scuola. Improvvisamente tra i due, com'era accaduto tante altre volte, scoppia una lite che prosegue fuori in giardino. Lui ha con sé una pistola, una Beretta 22 calibro 7,65. Non ha il porto d'armi e questo induce a supporre che sia ben determinato ad usarla per un motivo ben preciso. La moglie si rende conto del pericolo. In giardino tra i due c'è una colluttazione.
I vicini che hanno soccorso la donna
La donna cerca di difendersi come può, ma viene raggiunta dal primo colpo di pistola alla testa. Benché gravemente ferita, a piedi scalzi attraversa il prato davanti a casa, raggiunge la recinzione, riesce a scavalcarla e a correre verso l'abitazione della vicina dove già altre volte aveva trovato rifugio. Ma lui la insegue, la raggiunge e la getta a terra, esplodendole a bruciapelo un altro colpo alla nuca.
A quel punto l'uomo torna a casa e nel giardino si spara un colpo alla tempia. Morirà dieci ore più tardi.
Un testimone, che abita proprio di fronte, esce in strada e verde il corpo della donna steso a terra e chiama il 118.
Un altro testimone, della stessa via, assiste addirittura al momento in cui l'uomo tenta di togliersi la vita.
Cominciano poi ad arrivare i parenti di lei: l'anziana zia, la nipote. Tutti con la voce rotta dal dolore e dalla rabbia continuano a ripetere che se l'aspettavano che qualcosa di grave sarebbe accaduto. Che lui negli ultimi tempi era diventato particolarmente violento e che la moglie sopportava le sue angherie soltanto per amore dei figli che cercava sempre di tener fuori dalle violente dispute. (gazzettadimantova.gelocal.it)
Due colpi di pistola esplosi a bruciapelo. Una vera e propria esecuzione, perché prima di premere il grilletto per la seconda volta l'afferra per i capelli, le blocca la testa e spara. Poi rivolge l'arma verso se stesso e spara nuovamente uccidendosi. La donna è in condizioni disperate nell'ospedale di Brescia, l'ex marito è morto ieri sera.
La tragedia famigliare è avvenuta nella tarda mattinata di ieri in via Pasine a Suzzara, epilogo di una lunga serie di liti coniugali tra Vincenzo Sogliani, imprenditore agricolo di 49 anni (nella foto), e Paola Gardinazzi, di 48, che proprio martedì scorso avevano firmato la separazione. Una separazione mai accettata dall'ex che per ammazzare la moglie, dalla quale ha avuto due figli, ha scelto il giorno del 25º anniversario di matrimonio.
Il figlio maggiore della coppia entra in casa
La donna, in passato, sarebbe stata aggredita e malmenata più volte, perfino spinta giù dalle scale. Episodi denunciati ai carabinieri e che l'avevano indotta a chiedere la separazione. Che lui ha firmato una settimana fa.
Lunedì, ore undici. Sogliani è a casa della ex moglie in strada Pasine 43/1: una villetta di sua proprietà dove vivono anche i due figli, in quel momento a scuola. Improvvisamente tra i due, com'era accaduto tante altre volte, scoppia una lite che prosegue fuori in giardino. Lui ha con sé una pistola, una Beretta 22 calibro 7,65. Non ha il porto d'armi e questo induce a supporre che sia ben determinato ad usarla per un motivo ben preciso. La moglie si rende conto del pericolo. In giardino tra i due c'è una colluttazione.
I vicini che hanno soccorso la donna
La donna cerca di difendersi come può, ma viene raggiunta dal primo colpo di pistola alla testa. Benché gravemente ferita, a piedi scalzi attraversa il prato davanti a casa, raggiunge la recinzione, riesce a scavalcarla e a correre verso l'abitazione della vicina dove già altre volte aveva trovato rifugio. Ma lui la insegue, la raggiunge e la getta a terra, esplodendole a bruciapelo un altro colpo alla nuca.
A quel punto l'uomo torna a casa e nel giardino si spara un colpo alla tempia. Morirà dieci ore più tardi.
Un testimone, che abita proprio di fronte, esce in strada e verde il corpo della donna steso a terra e chiama il 118.
Un altro testimone, della stessa via, assiste addirittura al momento in cui l'uomo tenta di togliersi la vita.
Cominciano poi ad arrivare i parenti di lei: l'anziana zia, la nipote. Tutti con la voce rotta dal dolore e dalla rabbia continuano a ripetere che se l'aspettavano che qualcosa di grave sarebbe accaduto. Che lui negli ultimi tempi era diventato particolarmente violento e che la moglie sopportava le sue angherie soltanto per amore dei figli che cercava sempre di tener fuori dalle violente dispute. (gazzettadimantova.gelocal.it)
Pignola - 15enne suicida per amore.
POTENZA (20 maggio) - La delusione per la fine di un amore è stata più forte di tutto: in un sms inviato alla sorella ci sarebbe la soluzione del suicidio di un ragazzo di 15 anni - Prasanth Folliero, di origine indiana, ma adottato nel 1996 da una famiglia di Pignola (Potenza) - che stamani si è dato fuoco ed è poi caduto da una scalinata nei pressi del Grande Albergo, nel pieno centro storico di Potenza.
Poco dopo le ore 8, il ragazzo - che frequentava la IA del Liceo scientifico Galileo Galilei - è stato visto da alcune persone, che lavorano nel vicino Palazzo degli Uffici, cadere dalla scalinata con i vestiti infiammati. «Era - ha raccontato Enrico Iannini, dipendente dell'Agenzia del territorio di Potenza - una palla di fuoco. In un primo momento ho avuto l'impressione che qualcuno avesse lanciato un sacchetto dell'immondizia dopo averlo incendiato. Poi quando ho visto il ragazzo disteso sull'asfalto, ho capito cosa era successo. Ho subito chiamato il 112, ma alcuni dipendenti dell'ufficio Opere Pubbliche erano già usciti con un estintore per cercare di spegnere le fiamme». Ma non c'è stato nulla da fare.
Quando sono arrivati i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118, il ragazzo era già morto. Il cadavere, coperto da un telo, è rimasto lì, sull'asfalto per un paio di ore. Gli agenti della Polizia scientifica (la Questura si trova a poche decine di metri dal luogo dell'incidente) hanno esaminato lo zainetto che il ragazzo ha lasciato appoggiato a un muro del Grande Albergo, su un ballatoio della scalinata. Gli investigatori stanno anche accertando se Prasanth si sia lanciato o se sia caduto dopo essersi dato fuoco. Inoltre, verifiche sono in corso su una bottiglietta di plastica trovata vicino alla scalinata: è probabile che contenesse la benzina (o altro materiale infiammabile) utilizzata per appiccare le fiamme.
Alcuni dipendenti del Grande Albergo, infatti, hanno raccontato che c'era un forte odore di benzina. I compagni di classe del ragazzo sono stati invece all'oscuro di tutto per un po', ma è bastato uno scambio di sms con gli alunni dell'Istituto commerciale Nitti (frequentato dalla sorella naturale di Prasanth, Prabalika, anche lei adottata dalla famiglia Folliero) affinché tutti sapessero. Ed ora i ragazzi della IA sono in compagnia dello psicologo dell'Asl di Potenza per cercare di trovare un perché al suicidio di Prasanth. (ilmessaggero.it)
Poco dopo le ore 8, il ragazzo - che frequentava la IA del Liceo scientifico Galileo Galilei - è stato visto da alcune persone, che lavorano nel vicino Palazzo degli Uffici, cadere dalla scalinata con i vestiti infiammati. «Era - ha raccontato Enrico Iannini, dipendente dell'Agenzia del territorio di Potenza - una palla di fuoco. In un primo momento ho avuto l'impressione che qualcuno avesse lanciato un sacchetto dell'immondizia dopo averlo incendiato. Poi quando ho visto il ragazzo disteso sull'asfalto, ho capito cosa era successo. Ho subito chiamato il 112, ma alcuni dipendenti dell'ufficio Opere Pubbliche erano già usciti con un estintore per cercare di spegnere le fiamme». Ma non c'è stato nulla da fare.
Quando sono arrivati i Vigili del Fuoco e i sanitari del 118, il ragazzo era già morto. Il cadavere, coperto da un telo, è rimasto lì, sull'asfalto per un paio di ore. Gli agenti della Polizia scientifica (la Questura si trova a poche decine di metri dal luogo dell'incidente) hanno esaminato lo zainetto che il ragazzo ha lasciato appoggiato a un muro del Grande Albergo, su un ballatoio della scalinata. Gli investigatori stanno anche accertando se Prasanth si sia lanciato o se sia caduto dopo essersi dato fuoco. Inoltre, verifiche sono in corso su una bottiglietta di plastica trovata vicino alla scalinata: è probabile che contenesse la benzina (o altro materiale infiammabile) utilizzata per appiccare le fiamme.
Alcuni dipendenti del Grande Albergo, infatti, hanno raccontato che c'era un forte odore di benzina. I compagni di classe del ragazzo sono stati invece all'oscuro di tutto per un po', ma è bastato uno scambio di sms con gli alunni dell'Istituto commerciale Nitti (frequentato dalla sorella naturale di Prasanth, Prabalika, anche lei adottata dalla famiglia Folliero) affinché tutti sapessero. Ed ora i ragazzi della IA sono in compagnia dello psicologo dell'Asl di Potenza per cercare di trovare un perché al suicidio di Prasanth. (ilmessaggero.it)
19.5.09
Fiumara Sant'Onofrio - imprenditore precipita in un pozzo e muore.
TRAPANI (18 maggio) - Il titolare di una piccola impresa specializzata in lavori idrici, Giuseppe Sciacca, di 53 anni, è morto dopo essere precipitato stamani in un pozzo artesiano profondo 30 metri nelle campagne di Marsala, in contrada Fiumara Sant'Onofrio. Il cadavere è stato recuperato da una squadra di speleologi dei vigili del fuoco. La vittima stava lavorando alla manutenzione di una pompa di sollevamento dell'acqua, insieme al figlio e a un operaio, quando il parapetto del pozzo, realizzato con conci di tufo, ha ceduto all'improvviso.
L'agricoltore proprietario del fondo dove erano in corso i lavori, Francesco Mannina, è riuscito a salvare il figlio dell'imprenditore e l'operaio afferrandoli per le braccia; Giuseppe Sciacca è invece precipitato all'interno del pozzo. Le indagini per accertare le cause dell'incidente ed eventuali responsabilità sono condotte dai carabinieri. (ilmessagero.it).
L'agricoltore proprietario del fondo dove erano in corso i lavori, Francesco Mannina, è riuscito a salvare il figlio dell'imprenditore e l'operaio afferrandoli per le braccia; Giuseppe Sciacca è invece precipitato all'interno del pozzo. Le indagini per accertare le cause dell'incidente ed eventuali responsabilità sono condotte dai carabinieri. (ilmessagero.it).
Montagna - anziano muore cadendo dalle scale.
BOLZANO, 18 MAG - Un anziano e' morto cadendo dalle scale a Montagna, a sud di Bolzano. Lo hanno trovato i familiari, riverso sul pavimento davanti ad un garage. A nulla e' valso l'immediato intervento dei sanitari della Croce bianca: quando sono giunti sul posto per l'uomo, ormai, non v'era piu' nulla da fare. (ANSA.it).
15.5.09
Imperia - Bimbo muore. era coperto di lividi.
Imperia — Troppi lividi su quel cor po senza vita e troppe contraddizioni nella storia che la madre, una giovanissi ma lettone, ha raccontato alla polizia di Imperia durante un interrogatorio di ore. Sulla morte improvvisa di un bambi no di 17 mesi gravano molti sospetti.
È successo ieri a Imperia, poco dopo le sei di sera: una chiamata un po’ confu sa di una giovane donna al 118: «Il mio bambino sta male». Sullo sfondo si sen tono altre voci, di più persone, concita te. Qualcosa sembra da subito poco chia ra e il 118 allerta la polizia. Nella casa di via Costamagna interviene la Croce Ros sa, trova la madre, ventenne, e il convi vente, un commerciante di Imperia (ha un negozio di vernici) che, però, non è il padre del piccolo.
Il bimbo è nato in Let tonia da una precedente relazione della giovane. La situazione appare gravissi ma: il bambino è esanime, con gli occhi sbarrati, rigido, respira a stento. Biso gna intervenire sul posto, i medici lo in tubano e tentano un massaggio cardiaco mentre lo trasportano all’ospedale. Ci ar riva agonizzante: spirerà dopo poco. «È caduto» dice la madre, poi si cor regge, stava male da qualche giorno, ma non sa spiegare i lividi sul corpo. L’intervento dei sanitari per effettuare il mas saggio cardiaco è stato energico, potreb be aver lasciato qualche segno su un’epidermide delicata come quella di un bim bo piccolo. Loro, però, avrebbero detto alla polizia che i segni erano visibili pri ma del massaggio. La Procura ha seque strato la cartella clinica del bambino e di sposto l’autopsia. Gli agenti hanno senti to i vicini di casa della coppia, molto ri servata, per ricostruire le ore precedenti alla tragedia. A notte, la madre del picco lo e il convivente erano trattenuti in Que stura. (Erika Dellacasa per corriere.it).
È successo ieri a Imperia, poco dopo le sei di sera: una chiamata un po’ confu sa di una giovane donna al 118: «Il mio bambino sta male». Sullo sfondo si sen tono altre voci, di più persone, concita te. Qualcosa sembra da subito poco chia ra e il 118 allerta la polizia. Nella casa di via Costamagna interviene la Croce Ros sa, trova la madre, ventenne, e il convi vente, un commerciante di Imperia (ha un negozio di vernici) che, però, non è il padre del piccolo.
Il bimbo è nato in Let tonia da una precedente relazione della giovane. La situazione appare gravissi ma: il bambino è esanime, con gli occhi sbarrati, rigido, respira a stento. Biso gna intervenire sul posto, i medici lo in tubano e tentano un massaggio cardiaco mentre lo trasportano all’ospedale. Ci ar riva agonizzante: spirerà dopo poco. «È caduto» dice la madre, poi si cor regge, stava male da qualche giorno, ma non sa spiegare i lividi sul corpo. L’intervento dei sanitari per effettuare il mas saggio cardiaco è stato energico, potreb be aver lasciato qualche segno su un’epidermide delicata come quella di un bim bo piccolo. Loro, però, avrebbero detto alla polizia che i segni erano visibili pri ma del massaggio. La Procura ha seque strato la cartella clinica del bambino e di sposto l’autopsia. Gli agenti hanno senti to i vicini di casa della coppia, molto ri servata, per ricostruire le ore precedenti alla tragedia. A notte, la madre del picco lo e il convivente erano trattenuti in Que stura. (Erika Dellacasa per corriere.it).
14.5.09
Oschiri - Cade dal ponteggio e muore.
Oschiri - Lo ha visto precipitare, ha sentito un urlo spaventoso, poi il rumore dello schianto al suolo. Il suo collega è morto così, dopo un volo di nove metri. Lui - unico testimone - è sotto choc. Ma dovrà raccontare ancora e ancora quegli attimi terribili. Per cercare di ricostruire la tragedia, per far capire come sia potuto scivolare dal ponteggio il suo compagno di lavoro Angelo Nurchis, 46 anni, di Sassari ma residente a Uri. Che lascia la moglie e due figlie.
Sono le 16,30 di ieri. A Oschiri, come ogni giorno, i dipendenti della ditta Tecnoimpianti srl di Sassari, sono impegnati nel cantiere di via XXIV maggio, nella parte alta del paese, dove si sta realizzando, per conto del Comune, il nuovo teatro civico. La giornata lavorativa è quasi finita, manca soltanto mezzora prima di tornare verso casa. Angelo Nurchis, carpentiere d’esperienza, è fermo nella parte più alta di un ponteggio, a circa nove metri, sotto il quale c’è il vuoto. Gli altri colleghi sono distanti, tranne uno. Che si trova poco più su, sul tetto della struttura. Una distrazione improvvisa, forse un piede messo male, forse un movimento brusco per raccogliere il palanchino che gli stava cadendo dalle mani o per acchiappare il casco scivolato via dalla testa: è tutto ancora da accertare. Mentre è sicuro che sia stata una caduta accidentale. Angelo Nurchis ha visto la morte in faccia, ha gridato prima che tutto si spegnesse.
E nessuno ha potuto fare niente. Nemmeno i medici del 118, chiamati e intervenuti subito. Anche l’operaio che si trovava a pochi passi da lui, non ha avuto il tempo di capire che cosa stesse accadendo. Ha visto il suo amico volare giù. In un istante. E lo ha visto morire.
Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Oschiri, poi gli uomini del nucleo operativo di Ozieri che, in caserma, hanno cominciato a interrogare gli operai, i titolari dell’impresa e tutti coloro che potessero fornire informazioni utili. Dalla Asl di Olbia sono giunti gli ispettori dello Spresal, Miuccio Demontis e Domenico Lombardi. Sono stati incaricati dal magistrato di fare chiarezza, di svolgere le indagini per capire se il cantiere fosse a norma: hanno controllato ogni piccolo angolo, sono saliti sul tetto, si sono fatti consegnare tutta la documentazione relativa alla sicurezza. E appena avranno un quadro chiaro, consegneranno il loro rapporto.
I carabinieri stanno lavorando sodo: ieri pomeriggio hanno sentito, uno a uno, tutti gli operai della ditta e continueranno a raccogliere informazioni in queste ore. Anche loro devono stabilire se ci sono violazioni, se ci sono eventuali responsabilità.
Quando sono passate le 19, la salma viene portata via. Mentre di fronte al cantiere continuano a fermarsi decine di persone: prima si avvicinano incuriosite, perché non sanno che cosa sia successo, poi si allontanano impietrite. Gli occhi di tutti sono concentrati su quel ponteggio, dal quale Angelo Nurchis è caduto. Due metri sotto la passerella più alta, c’è il suo casco: è rivolto verso l’a lto su una striscia di tetto vecchio ancora da rifare. Attorno il vuoto e, sotto, un terreno ripulito proprio in questi giorni. Ed è lì che la vita di Angelo Nurchis si è spezzata. (lanuovasardegna.geocal.it)
Sono le 16,30 di ieri. A Oschiri, come ogni giorno, i dipendenti della ditta Tecnoimpianti srl di Sassari, sono impegnati nel cantiere di via XXIV maggio, nella parte alta del paese, dove si sta realizzando, per conto del Comune, il nuovo teatro civico. La giornata lavorativa è quasi finita, manca soltanto mezzora prima di tornare verso casa. Angelo Nurchis, carpentiere d’esperienza, è fermo nella parte più alta di un ponteggio, a circa nove metri, sotto il quale c’è il vuoto. Gli altri colleghi sono distanti, tranne uno. Che si trova poco più su, sul tetto della struttura. Una distrazione improvvisa, forse un piede messo male, forse un movimento brusco per raccogliere il palanchino che gli stava cadendo dalle mani o per acchiappare il casco scivolato via dalla testa: è tutto ancora da accertare. Mentre è sicuro che sia stata una caduta accidentale. Angelo Nurchis ha visto la morte in faccia, ha gridato prima che tutto si spegnesse.
E nessuno ha potuto fare niente. Nemmeno i medici del 118, chiamati e intervenuti subito. Anche l’operaio che si trovava a pochi passi da lui, non ha avuto il tempo di capire che cosa stesse accadendo. Ha visto il suo amico volare giù. In un istante. E lo ha visto morire.
Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Oschiri, poi gli uomini del nucleo operativo di Ozieri che, in caserma, hanno cominciato a interrogare gli operai, i titolari dell’impresa e tutti coloro che potessero fornire informazioni utili. Dalla Asl di Olbia sono giunti gli ispettori dello Spresal, Miuccio Demontis e Domenico Lombardi. Sono stati incaricati dal magistrato di fare chiarezza, di svolgere le indagini per capire se il cantiere fosse a norma: hanno controllato ogni piccolo angolo, sono saliti sul tetto, si sono fatti consegnare tutta la documentazione relativa alla sicurezza. E appena avranno un quadro chiaro, consegneranno il loro rapporto.
I carabinieri stanno lavorando sodo: ieri pomeriggio hanno sentito, uno a uno, tutti gli operai della ditta e continueranno a raccogliere informazioni in queste ore. Anche loro devono stabilire se ci sono violazioni, se ci sono eventuali responsabilità.
Quando sono passate le 19, la salma viene portata via. Mentre di fronte al cantiere continuano a fermarsi decine di persone: prima si avvicinano incuriosite, perché non sanno che cosa sia successo, poi si allontanano impietrite. Gli occhi di tutti sono concentrati su quel ponteggio, dal quale Angelo Nurchis è caduto. Due metri sotto la passerella più alta, c’è il suo casco: è rivolto verso l’a lto su una striscia di tetto vecchio ancora da rifare. Attorno il vuoto e, sotto, un terreno ripulito proprio in questi giorni. Ed è lì che la vita di Angelo Nurchis si è spezzata. (lanuovasardegna.geocal.it)
Orsara - Giovane donna incinta muore in ambulanza.
FOGGIA, 13 MAG - Una donna di 26 anni, al sesto mese di gravidanza, e' morta mentre veniva portata in ambulanza da Orsara di Puglia in ospedale a Foggia. Il 118 era stato chiamato dopo che la giovane aveva accusato un malore. I medici non sono riusciti a salvare il bambino. La Procura della Repubblica ha disposto l'autopsia per accertare le cause del decesso. (ANSA).
San Cataldo - Donna si dà fuoco.
CALTANISSETTA, 13 MAG - Una donna di 50 anni, casalinga, di San Cataldo, si e' data fuoco stamani nel sottoscala di casa, nel quartiere Santa Germana. La donna e' morta per le gravissime ustioni provocate dalle fiamme. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la donna si e' cosparsa di alcol e quindi ha appiccato il fuoco. Il corpo semicarbonizzato e' stato trovato da un familiare. In passato la casalinga aveva gia' tentato il suicidio. (ANSA) .
13.5.09
Palermo - Folle colpisce a martellate passeggeri alla stazione, 2 feriti gravi
Un gesto incomprensibile. Un uomo, probabilmente un folle, è entrato all'interno della stazione centrale di Palermo e, armato di un grosso martello e ha sferrato micidiali colpi ad alcuni passeggeri in attesa. L'aggressore, che si chiama Fabio Conti-Tozzo è stato arrestato per tentato omicidio e resistenza a pubblico ufficiale. Inseguito e bloccato da un cittadino extracomunitario, testimone della terribile scena, è stato poi consegnato agli agenti della polizia ferroviaria.
Tra i colpiti una coppia di anziani. Il più grave dei due feriti è il marito l'uomo, Antonino Raccuglia, di 70 anni, trasferito nel reparto di rianimazione dell'ospedale Civico per essere sottoposto a una Tac. Il paziente è in coma farmacologico ed è intubato. Le sue condizioni sono definite critiche dai medici. La donna, Marianna Ruvolo, di 67 anni, si trova nel pronto soccorso dell'ospedale Civico. Ha riportato ferite lacero contuse alla testa ed è in prognosi riservata, anche se non sarebbe in pericolo di vita.
L'aggressore, un uomo alto circa due metri e molto robusto, è stato ascoltato poi dagli inquirenti, ma non avrebbe saputo dare una spiegazione a quanto accaduto. Anzi, continua a delirare. Alla domanda sul perchè del folle gesto, avrebbe alzato le spalle e detto «Volevo installare il digitale terrestre...». Anche secondo il Questore, Alessandro Marangoni, si tratta di uno «squilibrato». (corriere.it)
Tra i colpiti una coppia di anziani. Il più grave dei due feriti è il marito l'uomo, Antonino Raccuglia, di 70 anni, trasferito nel reparto di rianimazione dell'ospedale Civico per essere sottoposto a una Tac. Il paziente è in coma farmacologico ed è intubato. Le sue condizioni sono definite critiche dai medici. La donna, Marianna Ruvolo, di 67 anni, si trova nel pronto soccorso dell'ospedale Civico. Ha riportato ferite lacero contuse alla testa ed è in prognosi riservata, anche se non sarebbe in pericolo di vita.
L'aggressore, un uomo alto circa due metri e molto robusto, è stato ascoltato poi dagli inquirenti, ma non avrebbe saputo dare una spiegazione a quanto accaduto. Anzi, continua a delirare. Alla domanda sul perchè del folle gesto, avrebbe alzato le spalle e detto «Volevo installare il digitale terrestre...». Anche secondo il Questore, Alessandro Marangoni, si tratta di uno «squilibrato». (corriere.it)
12.5.09
Lecce - 15enne si impiccca perché i genitori non la fanno uscire.
LECCE (12 maggio) – Un'uscita con gli amici negata. Il rifiuto di accompagnare i genitori ad una cerimonia volendo stare invece con i propri compagni ha fatto scattare la punizione: allora resti a casa e lei, 15 anni, non ha retto e si è tolta la vita, impiccandosi con un lenzuolo. È successo nella provincia di Lecce e sul posto sono intervenuti i carabinieri di Campi Salentina. Da una prima ricostruzione degli investigatori, la giovane, che frequentava un istituto magistrale, si sarebbe tolta la vita perchè i genitori le avevano impedito di uscire, domenica scorsa, con gli amici. Dai primi accertamenti è infatti emerso che la ragazza non aveva voluto andare a un battesimo insieme ai suoi perchè preferiva vedersi con degli amici, a quel punto i genitori le avevano detto che se non avesse partecipato al battesimo sarebbe dovuta rimanere a casa. La ragazza aveva deciso di restare a casa e, al ritorno, i genitori l'hanno trovata morta. (ilmessaggero.it)
Napoli - Freddato davanti al bar.
NAPOLI, 11 MAG - Un uomo e' stato ucciso in un agguato avvenuto nel pomeriggio in via Vergini, nel centro antico di Napoli. Si tratta di Mariano Bacio Terracino, 53 anni, gia' noto alle forze dell'ordine. Sul posto sono giunte alcune pattuglie dei carabinieri. La vittima si stava trattenendo dinanzi ad un bar della zona quando e' stato raggiunto da uno sconosciuto che ha sparato un solo colpo al capo. L'assassino poi si e' allontanato velocemente lungo le strade del quartiere. (ansa.it)
Urbino - Uomo muore in fila. I turisti lo fotografano.
URBINO — Un cadavere in piazza, sotto il sole delle 11. Turisti ordinatamente in fila per visitare la mostra di Raffaello a Palazzo Ducale. Gruppi di bambini che si avvicinano festosamente al Duomo per celebrare le comunioni. Mani pietose hanno appena coperto con un lenzuolo bianco quel corpo senza vita, crollato a terra pochi minuti prima, forse per un infarto, forse per un ictus. Dal gruppo dei turisti, all'improvviso, parte un flash, poi un altro ancora. Qualcuno se ne accorge, ma sul momento non capisce. Non ci sono Raffaello da immortalare, è ancora troppo presto. Poi tutto diventa assurdamente chiaro: è il cadavere il bersaglio di quegli improvvisati paparazzi del macabro. Curiosità horror.
«Ma che fate, smettetela! — urla un vigile urbano —. Vi sembra questo uno spettacolo da riprendere?». La mostra di Raffaello, a Palazzo Ducale, ha aperto i battenti da poco più di un mese e ha già superato le 50 mila presenze. Racconta il Raffaello giovanile: 20 dipinti e 19 disegni originali provenienti dal Louvre, dal Prado, dagli Uffizi, da mezzo mondo. Una scorpacciata d'arte per gli amanti della foto. Basta avere la pazienza di staccare il biglietto d'ingresso. E invece no: quel corpo che all'improvviso crolla a terra, senza un gemito, come se gli avessero di colpo staccato la spina, diventa l'immagine più ambita. Raffaello può aspettare. Il morto è un uomo di 77 anni, arrivato da Reggio Emilia assieme a un gruppo di amici: crolla a terra, mentre, in fila con gli altri, sta aspettando che il capo comitiva acquisti i biglietti. Arriva il 118. Ma c'è poco da fare.
Una pattuglia dei vigili urbani, racconta il Resto del Carlino, nota l'agitazione, si ferma e prende in consegna il cadavere. Lo coprono con un lenzuolo, convinti che nell'arco di pochi minuti arriverà il carro funebre. E invece il tempo passa. Dieci, venti, quaranta minuti. Che si dilatano enormemente in quella situazione. Con i turisti in coda, alcuni dei quali proprio non ce la fanno a staccare gli occhi da quel lenzuolo bianco. E un gruppo di ragazzini, preceduto da gridolini di festa, che dal fondo della piazza si dirige verso il Duomo per le prime comunioni. Un contrasto doloroso. I vigili riparano il corpo con un pannello. Ma non basta. Qualcuno scatta foto. A ripetizione. «Basta, si vergogni!» gridano gli agenti. Poi parte un altro. Gli agenti cambiano atteggiamento, si fanno truci. E allora i flash si fermano. La coda si ricompone. Tutti da Raffaello. Tanto la foto-trofeo è un'altra. (corriere.it).
«Ma che fate, smettetela! — urla un vigile urbano —. Vi sembra questo uno spettacolo da riprendere?». La mostra di Raffaello, a Palazzo Ducale, ha aperto i battenti da poco più di un mese e ha già superato le 50 mila presenze. Racconta il Raffaello giovanile: 20 dipinti e 19 disegni originali provenienti dal Louvre, dal Prado, dagli Uffizi, da mezzo mondo. Una scorpacciata d'arte per gli amanti della foto. Basta avere la pazienza di staccare il biglietto d'ingresso. E invece no: quel corpo che all'improvviso crolla a terra, senza un gemito, come se gli avessero di colpo staccato la spina, diventa l'immagine più ambita. Raffaello può aspettare. Il morto è un uomo di 77 anni, arrivato da Reggio Emilia assieme a un gruppo di amici: crolla a terra, mentre, in fila con gli altri, sta aspettando che il capo comitiva acquisti i biglietti. Arriva il 118. Ma c'è poco da fare.
Una pattuglia dei vigili urbani, racconta il Resto del Carlino, nota l'agitazione, si ferma e prende in consegna il cadavere. Lo coprono con un lenzuolo, convinti che nell'arco di pochi minuti arriverà il carro funebre. E invece il tempo passa. Dieci, venti, quaranta minuti. Che si dilatano enormemente in quella situazione. Con i turisti in coda, alcuni dei quali proprio non ce la fanno a staccare gli occhi da quel lenzuolo bianco. E un gruppo di ragazzini, preceduto da gridolini di festa, che dal fondo della piazza si dirige verso il Duomo per le prime comunioni. Un contrasto doloroso. I vigili riparano il corpo con un pannello. Ma non basta. Qualcuno scatta foto. A ripetizione. «Basta, si vergogni!» gridano gli agenti. Poi parte un altro. Gli agenti cambiano atteggiamento, si fanno truci. E allora i flash si fermano. La coda si ricompone. Tutti da Raffaello. Tanto la foto-trofeo è un'altra. (corriere.it).
11.5.09
Verona - Corpo di donna trovato sull'argine dell'Adige.
VERONA (10 maggio) - Il corpo di donna di carnagione chiara è stato trovato stamane sull'argine del fiume Adige nei pressi dell'ospedale di Legnaro (Verona). A scoprire il corpo, nudo, in mezzo all'erba, è stato un uomo che stava passeggiando con il cane. Gli investigatori non escludono che possa trattarsi di un omicidio. Sul corpo, in avanzato stato di decomposizione, verrà effettuata l'autopsia. I carabinieri stanno vagliando le denunce di persone scomparse ed indagando anche nel mondo della prostituzione per dare un nome al cadavere. (ilmessagero.it)
Torino - Cade ultraleggero. Due morti.
TORINO (10 maggio) - Due persone sono morte in un ultraleggero precipitato nel fiume Sesia, al confine tra le province di Novara e Vercelli. Dei corpi delle due persone a bordo uno è stato immediatamente recuperato, l'altro è stato ritrovato sul fondo del fiume, sotto la carcassa del velivolo, dai sommozzatori dei vigili del fuoco. L'incidente si è verificato sulla sponda sinistra del fiume, nella zona di Prato Sesia.
Tranciati cavi alta tensione. L'ultraleggero biposto, è precipitato verso la sponda che ricade nel territorio novarese. L'abitacolo è stato sommerso da due metri d'acqua. Il velivolo ha sorvolato una villetta in cima a un colle, ha urtato i tralicci dell'alta tensione (la coppia che abita nella casa ha riferito di aver visto «una grande fiammata») ed è piombato nel Sesia. L'interruzione della corrente elettrica ha lasciato senza energia la maggior parte delle abitazioni di Prato Sesia.
Le vittime erano a bordo di un paramotore, una sorta di ultraleggero simile a un elicottero, ed erano decollati dal campo volo di Casaleggio, frazione di Novara. Il pilota del velivolo era il milanese Moreno Donna: aveva il brevetto da tre anni ed era considerato un esperto. La seconda vittima, di cui non si conoscono ancora le generalità, è una donna. (ilmessaggero.it)
Tranciati cavi alta tensione. L'ultraleggero biposto, è precipitato verso la sponda che ricade nel territorio novarese. L'abitacolo è stato sommerso da due metri d'acqua. Il velivolo ha sorvolato una villetta in cima a un colle, ha urtato i tralicci dell'alta tensione (la coppia che abita nella casa ha riferito di aver visto «una grande fiammata») ed è piombato nel Sesia. L'interruzione della corrente elettrica ha lasciato senza energia la maggior parte delle abitazioni di Prato Sesia.
Le vittime erano a bordo di un paramotore, una sorta di ultraleggero simile a un elicottero, ed erano decollati dal campo volo di Casaleggio, frazione di Novara. Il pilota del velivolo era il milanese Moreno Donna: aveva il brevetto da tre anni ed era considerato un esperto. La seconda vittima, di cui non si conoscono ancora le generalità, è una donna. (ilmessaggero.it)
9.5.09
Firenze - Giovane coppia trovata morta
I cadaveri di due giovani italiani, un ragazzo di 27 anni e una ragazza di 22, sono stati scoperti in un bosco di Bagno a Ripoli (Firenze). I corpi sono stati trovati da un motociclista che stava facendo del fuoristrada. Entrambi i corpi, che presenterebbero ferite di arma da taglio, sono stati rinvenuti in località Fonte Santa, nella zona di San Donato, nel comune di Bagno a Ripoli (Firenze).
Dalle prime notizie sembra che l'ipotesi più probabile sia quella di un caso di omicidio-suicidio. Le due vittime, entrambe di Bagno a Ripoli, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avevano una relazione sentimentale, che avevano interrotto. Il ragazzo venerdì sera, sul tardi, sarebbe andato a prendere la ex nel tentativo di riappacificarsi e di riprendere la relazione. In base a una prima ricostruzione il 27enne ha colpito la giovane con un coltello da macellaio alla gola, uccidendola. Poi ha rivolto la stessa arma contro di sè, sempre alla gola e si è tolto la vita. Il fatto è accaduto in un campo vicino alla zona di residenza dei due (Corriere.it)
Dalle prime notizie sembra che l'ipotesi più probabile sia quella di un caso di omicidio-suicidio. Le due vittime, entrambe di Bagno a Ripoli, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avevano una relazione sentimentale, che avevano interrotto. Il ragazzo venerdì sera, sul tardi, sarebbe andato a prendere la ex nel tentativo di riappacificarsi e di riprendere la relazione. In base a una prima ricostruzione il 27enne ha colpito la giovane con un coltello da macellaio alla gola, uccidendola. Poi ha rivolto la stessa arma contro di sè, sempre alla gola e si è tolto la vita. Il fatto è accaduto in un campo vicino alla zona di residenza dei due (Corriere.it)
Costa - Muore falciando l'erba.
ROVIGO, 9 MAG - Un giovane di 19 anni e' morto fulminato mentre stava falciando il prato di casa. E' successo a Costa, paesino a pochi chilometri da Rovigo. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri per ricostruire la dinamica dell'accaduto. Si tratta di capire se il giovane sia morto per il malfunzionamento della falciatrice, ora sotto sequestro, o se per aver tagliato, inavvertitamente, un cavo elettrico. (ansa.it).
Mantova - Uscì di strada e morì l'amico. L'accusa è omicidio volontario.
Si profila l'accusa di omicidio volontario per Federico Segala, il ragazzo non ancora 24enne di Bigarello che si schiantò in auto sul lungolago Mincio provocando la morte dell'amico Matteo Panza. L'indicazione è contenuta nella relazione sull'incidente del 29 marzo, che ieri mattina i carabinieri hanno depositato in Procura.
Correre oltre i limiti e il buon senso, che su un asfalto bagnato com'era imponeva prudenza (a maggior ragione in un tratto di strada affollato e in cui i pedoni attraversano di continuo), e farlo sotto l'effetto di cocaina e amfetamine: per i militari significa accettare consapevolmente il rischio di uccidere. E sfidarlo. «Omicidio volontario con dolo eventuale», si legge nelle loro conclusioni che ora sono al vaglio dei pm.
Dalle analisi eseguite in ospedale è emerso che il ragazzo alla guida era positivo al test sugli stupefacenti. Nel suo sangue c'erano tracce di cocaina e amfetamine. Per l'amico non c'erano speranze. Matteo Panza, 22 anni, di Borgoforte, è morto a distanza di cinque giorni dallo schianto, cinque giorni di coma profondo nella rianimazione di Brescia. La ragazza ha riportato fratture. (gazzettadimantova.gelocal.it).
Correre oltre i limiti e il buon senso, che su un asfalto bagnato com'era imponeva prudenza (a maggior ragione in un tratto di strada affollato e in cui i pedoni attraversano di continuo), e farlo sotto l'effetto di cocaina e amfetamine: per i militari significa accettare consapevolmente il rischio di uccidere. E sfidarlo. «Omicidio volontario con dolo eventuale», si legge nelle loro conclusioni che ora sono al vaglio dei pm.
Dalle analisi eseguite in ospedale è emerso che il ragazzo alla guida era positivo al test sugli stupefacenti. Nel suo sangue c'erano tracce di cocaina e amfetamine. Per l'amico non c'erano speranze. Matteo Panza, 22 anni, di Borgoforte, è morto a distanza di cinque giorni dallo schianto, cinque giorni di coma profondo nella rianimazione di Brescia. La ragazza ha riportato fratture. (gazzettadimantova.gelocal.it).
Torino - Commesso del tribunale si impicca.
TORINO (8 maggio) - Un commesso del Tribunale di Torino si è impiccato negli uffici dei giudici di pace, in viale dei Mughetti. L'uomo, 42 anni, Giuseppe B., non ha lasciato messaggi.
Prima del gesto aveva avuto un diverbio per motivi professionali. Si tratta del secondo caso di suicidio nella stessa palazzina. Negli ultimi tempi, secondo fonti sindacali, all'interno della struttura dei giudici di pace sono in atto incontri per migliorare le condizioni di lavoro.
Per uccidersi, poco dopo le 14.30 in un archivio al piano interrato, ha utilizzato un filo della luce. Lascia due figli piccoli. Da tutti era conosciuto con il nome di Pino.
Si tratta del secondo caso nella stessa palazzina: nel febbraio del 2007 si era sparato un colpo di pistola alla tempia un giudice di pace, Francesco Sibilla, che era stato rimosso dal suo incarico dal Csm dopo un parere del Consiglio giudiziario del Piemonte. (ilmessaggero.it).
Prima del gesto aveva avuto un diverbio per motivi professionali. Si tratta del secondo caso di suicidio nella stessa palazzina. Negli ultimi tempi, secondo fonti sindacali, all'interno della struttura dei giudici di pace sono in atto incontri per migliorare le condizioni di lavoro.
Per uccidersi, poco dopo le 14.30 in un archivio al piano interrato, ha utilizzato un filo della luce. Lascia due figli piccoli. Da tutti era conosciuto con il nome di Pino.
Si tratta del secondo caso nella stessa palazzina: nel febbraio del 2007 si era sparato un colpo di pistola alla tempia un giudice di pace, Francesco Sibilla, che era stato rimosso dal suo incarico dal Csm dopo un parere del Consiglio giudiziario del Piemonte. (ilmessaggero.it).
Fogliano - Parroco va a benedire la casa e muore.
REGGIO EMILIA, 8 MAG - Un parroco di 72 anni di Reggio Emilia e' morto cadendo dalle scale di un'abitazione dove si era recato per una benedizione. Il religioso era parroco da 34 anni nella chiesa periferica di Fogliano, intitolata a San Colombano Abate. Stava dedicando il pomeriggio alle rituali benedizioni quando , forse per un malore, lungo le scale di un'abitazione e' scivolato ruzzolando e battendo violentemente il capo contro i gradini. (Ansa.it)
7.5.09
Belcastro - Anziana rapinata e uccisa.
CATANZARO - Una donna di 82 anni, Teresa Gualtieri, è stata trovata morta stamani nella sua abitazione, nel centro di Belcastro, un centro dell'entroterra catanzarese, forse deceduta durante un tentativo di furto. La casa è stata trovata a soqquadro e la donna presentava contusioni alla testa e ad un braccio. A chiamare i carabinieri sono stati i vicini di casa che hanno trovato la porta dell'abitazione della donna spalancata.
Teresa Gualtieri viveva in un'abitazione nel centro del paese insieme al marito invalido. L'uomo era nella camera da letto, al primo piano dell'abitazione, mentre la donna era al piano terra. L'uomo, per colpa delle sue condizioni, non è stato in grado di fornire alcuna indicazione su quanto accaduto. (repubblica.it)
Teresa Gualtieri viveva in un'abitazione nel centro del paese insieme al marito invalido. L'uomo era nella camera da letto, al primo piano dell'abitazione, mentre la donna era al piano terra. L'uomo, per colpa delle sue condizioni, non è stato in grado di fornire alcuna indicazione su quanto accaduto. (repubblica.it)
Napoli - Bimbo di due anni muore cadendo dal trattore del padre.
NAPOLI (7 maggio) - Tragedia in una contrada di Castelvetere sul Calore, in provincia di Avellino: una bambina di due anni è morta cadendo da un trattore. La piccola era a bordo del trattore guidato dal padre che stava rientrando dal lavoro nei campi, poco distante da casa, quando una delle portiere del trattore si è aperta e la bambina è caduta fuori dall'abitacolo battendo violentemente la testa sull'asfalto. Il padre si è immediatamente fermato, ha preso in braccio la bambina ormai priva di conoscenza e si è diretto a casa per cercare soccorso.
I genitori hanno chiamato immediatamente i carabinieri ed il personale del 118: giunti subito sul posto non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Il trattore è stato posto sotto sequestro, mentre la salma della bambina è stata portata all'ospedale per i successivi accertamenti autoptici. Le indagini sono condotte in collaborazione con i magistrati della Procura di Avellino, coordinati dal Procuratore capo Mario Aristide Romano. (ilmessaggero.it).
I genitori hanno chiamato immediatamente i carabinieri ed il personale del 118: giunti subito sul posto non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Il trattore è stato posto sotto sequestro, mentre la salma della bambina è stata portata all'ospedale per i successivi accertamenti autoptici. Le indagini sono condotte in collaborazione con i magistrati della Procura di Avellino, coordinati dal Procuratore capo Mario Aristide Romano. (ilmessaggero.it).
Torino - Coppia di anziani muore in una vasca.
TORINO (7 maggio) - Sono tragicamente morti annegati nella vasca della raccolta delle acque. I corpi di Alfredo Gerlero, 78 anni, e Caterina Salvai, 75 sono stati recuperati dai vigili del fuoco in una vasca di cinque metri per cinque, profonda altri cinque nelle campagne di Bricherasio, nel pinerolese. L'allarme è stato dato dai figli preoccupati per la loro assenza. Alle due vittime si è arrivati scoprendo gli indumenti della coppia che galleggiavano nella vasca. L'uomo aveva difficoltà a camminare e si aiutava appoggiandosi a un bastone, che è stato trovato nei pressi della vasca. (ilmessaggero.it).
6.5.09
Rimini - Finanziere uccide moglie e suocera. Poi si spara.
RIMINI (5 maggio) - Un maresciallo della guardia di finanza di 35 anni, Cosimo Celeste, nativo dell'Aquila e in forza al Comando provinciale di Rimini ha ucciso la moglie, Svetoana Neizvestva, ucraina di 32, la madre della donna, 60, e quindi si è suicidato. L'episodio è avvenuto verosimilmente ieri pomeriggio nella frazione di Corpolò, nel Comune di Rimini, nella casa della coppia.
Una testimone ha riferito alla squadra mobile di aver udito alcuni colpi di pistola ieri pomeriggio. L'uomo ha usato l'arma di ordinanza per sparare un colpo alla testa della moglie e alla madre. La donna era da un mese in Italia ospite della figlia e del marito. Dopo aver ucciso le due donne il maresciallo ha rivolto l'arma verso di sè e ha fatto fuoco togliendosi la vita.
I tre cadaveri sono stati trovati riversi sul letto della abitazione dove è entrata questa mattina la squadra mobile grazie ai vigili del fuoco che hanno sfondato la porta. I colleghi del maresciallo hanno detto che l'uomo aveva avuto finora un comportamento irreprensibile e comunque si sono insospettiti della sua mancanza dal lavoro e hanno avvisato le forze dell'ordine. (ilmessaggero.it)
Una testimone ha riferito alla squadra mobile di aver udito alcuni colpi di pistola ieri pomeriggio. L'uomo ha usato l'arma di ordinanza per sparare un colpo alla testa della moglie e alla madre. La donna era da un mese in Italia ospite della figlia e del marito. Dopo aver ucciso le due donne il maresciallo ha rivolto l'arma verso di sè e ha fatto fuoco togliendosi la vita.
I tre cadaveri sono stati trovati riversi sul letto della abitazione dove è entrata questa mattina la squadra mobile grazie ai vigili del fuoco che hanno sfondato la porta. I colleghi del maresciallo hanno detto che l'uomo aveva avuto finora un comportamento irreprensibile e comunque si sono insospettiti della sua mancanza dal lavoro e hanno avvisato le forze dell'ordine. (ilmessaggero.it)
4.5.09
Perugia - Lite tra rom, zio e nipote travolti e uccisi da un camper.
PERUGIA (3 maggio) - Una lite fra due famiglie nomadi e un bambino rom di 14 anni e lo zio morti, travolti da un camper. E' successo ieri sera nella zona industriale di Ponte San Giovanni, alla periferia di Perugia.
Due arresti. L'uomo alla guida del camper, in fuga da ieri sera insieme ad altri nomadi, è stato bloccato a Vicenza questa mattina verso le 10.30 ed è stato arrestato con l'accusa di omicidio. In seguito è stato arrestato anche un altro rom, che viaggiava però con un camper diverso da quello che ha investito i tre nomadi. L'uomo è stato bloccato in mattinata dalla polizia in una zona boschiva di Arzignano, un comune a una ventina di chilometri da Vicenza. Era stato fermato mentre si trovava da solo, a piedi, all'interno di un bosco, dopo che aveva parcheggiato in paese il suo camper, un Ducato chiaro con targa belga che era stato localizzato dai carabinieri la notte scorsa intorno alle 4 ad Arzignano, nei pressi di un hotel.
La lite. Cinque famiglie rom originarie della Serbia stavano cenando su alcuni camper. Poi è scoppiata la lite per futili motivi. Prima sono stati tirati fuori dei coltelli, poi una delle famiglie è stata investita con un camper. Il ragazzino, Nico Nicolic, è morto un'ora dopo mentre lo zio, 34 anni, è deceduto nel corso della notte. La madre di Nico è ricoverata nell'ospedale di Perugia con vari traumi. (il messaggero.it).
Due arresti. L'uomo alla guida del camper, in fuga da ieri sera insieme ad altri nomadi, è stato bloccato a Vicenza questa mattina verso le 10.30 ed è stato arrestato con l'accusa di omicidio. In seguito è stato arrestato anche un altro rom, che viaggiava però con un camper diverso da quello che ha investito i tre nomadi. L'uomo è stato bloccato in mattinata dalla polizia in una zona boschiva di Arzignano, un comune a una ventina di chilometri da Vicenza. Era stato fermato mentre si trovava da solo, a piedi, all'interno di un bosco, dopo che aveva parcheggiato in paese il suo camper, un Ducato chiaro con targa belga che era stato localizzato dai carabinieri la notte scorsa intorno alle 4 ad Arzignano, nei pressi di un hotel.
La lite. Cinque famiglie rom originarie della Serbia stavano cenando su alcuni camper. Poi è scoppiata la lite per futili motivi. Prima sono stati tirati fuori dei coltelli, poi una delle famiglie è stata investita con un camper. Il ragazzino, Nico Nicolic, è morto un'ora dopo mentre lo zio, 34 anni, è deceduto nel corso della notte. La madre di Nico è ricoverata nell'ospedale di Perugia con vari traumi. (il messaggero.it).
Milano - Agguato alle porte di Milano, padre e figlio uccisi con dieci colpi di arma da fuoco.
MILANO (4 maggio) - Si è trattato di un vero e proprio agguato quello avvenuto stamani, poco dopo le 9 a Rho, comune alle porte di Milano, in cui sono morti padre e figlio. Quest'ultimo, da pochi giorni, aveva finito di scontare gli arresti domiciliari per una rapina all'autogrill di Pero, avvenuta nel novembre 2008.
Francesco Catapano, idraulico in pensione di 71 anni, e Umberto, 37 anni, lavori saltuari, precedenti penali per rapina ed estorsione, erano originari di Taranto, ma da oltre 10 anni risiedevano in via Arbe a Milano. Oggi non risponde nessuno alla porta: abbaia solo il pitbull, lasciato a casa, mentre la vedova è dai carabinieri di Rho, che conducono le indagini. Il pm che segue il caso è Francesco Caiani.
Secondo una prima ricostruzione, che è ancora oggetto di verifica, i due uomini transitavano a bordo del loro Mercedes in via Parri, quando sono stati avvicinati da un altro veicolo con a bordo alcune persone. I Catapano hanno cercato una via di fuga, svoltando in un parcheggio all'inizio di via Aldo Moro, salvo rendersi conto che non aveva uscita. La Mercedes è stata così bloccata e i killer hanno scaricato contro otto colpi, che hanno colpito mortalmente il figlio Umberto, che era alla guida, e ferito in modo grave il padre Francesco.
Non ci sono testimoni oculari dell'agguato: solo dopo che i killer erano fuggiti, uno studente, che passava di lì in bicicletta, ha visto l'auto crivellata dai colpi e i corpi delle due vittime. Subito sono stati chiamati i carabinieri e il 118: quando l'anziano è stato soccorso, era ancora vivo, ed è stato trasportato all'ospedale di Rho, dove è però spirato poco dopo. (ilmessaggero.it).
Francesco Catapano, idraulico in pensione di 71 anni, e Umberto, 37 anni, lavori saltuari, precedenti penali per rapina ed estorsione, erano originari di Taranto, ma da oltre 10 anni risiedevano in via Arbe a Milano. Oggi non risponde nessuno alla porta: abbaia solo il pitbull, lasciato a casa, mentre la vedova è dai carabinieri di Rho, che conducono le indagini. Il pm che segue il caso è Francesco Caiani.
Secondo una prima ricostruzione, che è ancora oggetto di verifica, i due uomini transitavano a bordo del loro Mercedes in via Parri, quando sono stati avvicinati da un altro veicolo con a bordo alcune persone. I Catapano hanno cercato una via di fuga, svoltando in un parcheggio all'inizio di via Aldo Moro, salvo rendersi conto che non aveva uscita. La Mercedes è stata così bloccata e i killer hanno scaricato contro otto colpi, che hanno colpito mortalmente il figlio Umberto, che era alla guida, e ferito in modo grave il padre Francesco.
Non ci sono testimoni oculari dell'agguato: solo dopo che i killer erano fuggiti, uno studente, che passava di lì in bicicletta, ha visto l'auto crivellata dai colpi e i corpi delle due vittime. Subito sono stati chiamati i carabinieri e il 118: quando l'anziano è stato soccorso, era ancora vivo, ed è stato trasportato all'ospedale di Rho, dove è però spirato poco dopo. (ilmessaggero.it).
Frosinone - Bambino trovato morto su una panchina.
FROSINONE - Era steso sulle gambe della madre, morto. Un bambino di un anno e mezzo è stato trovato poco dopo le 4 di lunedì pomeriggio privo di vita dal personale del 118 arrivato in via del Carbonaro, nel centro storico di Sgurgola, nel frusinate. A notare la scena alcuni passanti che hanno allertato il 118 e le forze dell'ordine. Il piccolo, di origine marocchina, era privo di vita. Il personale sanitario ha trovato la donna in stato di choc.
SOFFRIVA DI CRISI EPILETTICHE - Il piccolo è stato immediatamente trasferito al pronto soccorso di Anagni dove è arrivato privo di vita. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Anagni ed al momento non sono chiare le cause del decesso, anche se l'ipotesi più probabile è quella del malore. La donna si è accorta che il piccolo si sentiva male e ha chiesto aiuto in un bar. Il piccolo, a quanto si apprende sarebbe stato soggetto a crisi epilettiche. Sul posto è immediatamente accorsa un'ambulanza del 118 di Anagni. Gli operatori hanno provato a fare un massaggio cardiaco ma, per il piccolo, ormai cianotico, non c'era più nulla da fare. Il suo corpo è stato trasportato in ospedale ad Anagni e del caso se ne stanno occupando i carabinieri della stazione di Sgurgola. (corriere.it).
SOFFRIVA DI CRISI EPILETTICHE - Il piccolo è stato immediatamente trasferito al pronto soccorso di Anagni dove è arrivato privo di vita. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Anagni ed al momento non sono chiare le cause del decesso, anche se l'ipotesi più probabile è quella del malore. La donna si è accorta che il piccolo si sentiva male e ha chiesto aiuto in un bar. Il piccolo, a quanto si apprende sarebbe stato soggetto a crisi epilettiche. Sul posto è immediatamente accorsa un'ambulanza del 118 di Anagni. Gli operatori hanno provato a fare un massaggio cardiaco ma, per il piccolo, ormai cianotico, non c'era più nulla da fare. Il suo corpo è stato trasportato in ospedale ad Anagni e del caso se ne stanno occupando i carabinieri della stazione di Sgurgola. (corriere.it).
3.5.09
Perugia - 14enne rom ucciso da un'auto dopo una lite.
PERUGIA (3 maggio) - Una lite fra due famiglie nomadi e un bambino rom di 14 anni morto, travolto da un'autovettura. E' successo ieri sera nella zona industriale di Ponte San Giovanni, alla periferia di Perugia.
Secondo la Squadra mobile le due famiglie avevano cenato insieme. Poi è scoppiata una lite seguita dall'investimento. Travolti anche i genitori del bambino che sono in gravi condizioni. Il padre è stato operato nell'ospedaledi Santa Maria della Misericordia. Interrogante diverse persone. (ilmessaggero.it)
Secondo la Squadra mobile le due famiglie avevano cenato insieme. Poi è scoppiata una lite seguita dall'investimento. Travolti anche i genitori del bambino che sono in gravi condizioni. Il padre è stato operato nell'ospedaledi Santa Maria della Misericordia. Interrogante diverse persone. (ilmessaggero.it)
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