9.4.09

Paola (CS) - Mobbing da parte dei colleghi. Sviluppi nel caso di suicidio della commessa

PAOLA (8 aprile) - Hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e preparare la loro difesa dall'accusa di avere fatto pressioni e false accuse sul luogo di lavoro a una collega. Cattiverie che erano divenute insopportabili per Barbara De Luca, una trentaduenne di San Lucido, che lo scorso anno decise di porre fine alle accuse nei suoi confronti nel modo più estremo: uccidendosi.

Adesso, a un anno dalla morte della giovane, avvenuta il 7 aprile dello scorso anno, la procura di Paola ha emesso due avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della direttrice del supermercato di Rende dove Barbara lavorava e di un altro dipendente.

Nei confronti della direttrice, la Procura ipotizza il reato di morte in conseguenza di un altro delitto, il mobbing, che pure le viene contestato. Alla donna vengono anche contestati i reati di truffa e furto in concorso con l'altro dipendente.

A fare luce sulla vicenda sono stati gli investigatori del commissariato di Paola della polizia. Il 7 aprile dello scorso anno intervennero nei pressi di un viadotto per un'auto contro la barriera di protezione e scoprirono, in fondo alla scarpata, il corpo di Barbara. La giovane aveva tentato di sfondare la barriera con l'auto e non essendovi riuscita, aveva scavalcato la barriera e si era gettata nel vuoto. Nella sua borsetta, gli agenti trovarono un bigliettino in cui si faceva riferimento a problemi sul luogo di lavoro per cui decisero di andare in fondo alla vicenda.

Gli investigatori hanno così scoperto che nel negozio dove la donna lavorava c'erano stati dei piccoli furti. Barbara li aveva scoperti e li aveva segnalati alla direttrice, avanzando anche i suoi sospetti su un collega. La direttrice, però, secondo l'accusa, forse per timore, invece di procedere contro il collega, avrebbe cominciato a fare pressioni su Barbara, accusando lei dei furti e trattenendole anche delle somme dalla busta paga a titolo di risarcimento.

In un caso, hanno accertato gli investigatori, a Barbara fu contestata la sottrazione di alcune risme di carta avvenuta quando ancora non era stata assunta. Le pressioni e le false accuse, è la ricostruzione della polizia, andarono avanti nel tempo e per Barbara diventarono insopportabili anche perché cominciarono a circolare nel negozio dove lavorava. Per questo decise di sfuggire alle false accuse con il suicidio.

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