TREVISO (1 aprile) - Fahd Bouichou è in carcere che aspetta: la Procura ha già gli elementi per chiedere il suo rinvio a giudizio e anche con il rito immediato. Potrebbe, insomma, essere processato entro l’estate. Mancava da conoscere qualche particolare tristeper esempio se fosse stata uccisa prima la madre o prima la bambina di due anni e l’autopsia dice che sembrerebbe prima la madre e poi la piccola. Forse in aula si scoprirà perchè Fahd abbia ammazzato con una coltellata alla gola anche sua figlia: fatto sta che il ventisettenne marocchino ha alzato la piccola, l’ha presa in braccio, l’ha messa sul fasciatoio e l’ha sgozzata.
Il gesto comporta, assurdamente, che nel momento in cui è morta la madre l’erede - in assenza di testamento - sia diventata la bambina e una volta la bambina l’erede sia diventato proprio lui, il padre. La legge dovrà stabilire l’eventuale "indegnità" del personaggio, ma le cause civili e penali percorrono strade diverse: in questo momento l’erede dei beni intestati alla povera Elisabetta è lui.
I particolari per il processo ci sono: anche se in Italia finora l’uomo dice di non ricordare più nulla dopo la lite con Elisabetta, prima di una cena dove sarebbero dovuti andare insieme con la piccola Arianna, dai suoceri, genitori di lei.
Boiouchou considerava Elisabetta sua moglie, e così la chiamava con terze persone: sembra che lui non volesse troncare la relazione e sembrano smentite le voci che dicevano che avrebbe voluto sposare in Marocco un’altra donna.
Certo, la donna occidentale, libera e padrona di decidere per sè e per sua figlia, lo irritava e lo ha portato al gesto definitivo: se non sarete mie, non sarete di nessuno. È così? Sarà il difensore di Fahd, l’avvocato Sabrina Dei Rossi, a decidere la strategia processuale, ma certo la tattica del "non ricordo" potrebbe non reggere. All’uomo infatti è stato chiesto se ricordava l’accaduto, e lui ha detto di no; ma poi gli è stato chiesto dopo la tragedia dove si è cambiato, e lui ha risposto "nel garage". Le amnesie sono ormai ben descritte nella letteratura della psichiatria: la versione reggerà solo se è vera.
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