23.4.09

Genova - uccide perché gli cadono adosso delle briciole di pane.

GENOVA (23 aprile) - Un po' di briciole di pane, che gli erano state fatte cadere addosso da un altro cliente che si era alzato dal tavolo di un ristorante durante la partita Italia-Spagna, avevano scatenato le ire di Giuseppe Brancato che aspettò fuori dal locale l'uomo per un regolamento di conti. La lite finì in tragedia con l'uccisione di Tino Pisano. Ora l'impresario Giuseppe Brancato è stato condannato a trent'anni di reclusione, mentre dieci anni e otto mesi è la pena assegnata al figlio Luca, anche lui imputato per l'omicidio avvenuto lo scorso giugno nel quartiere popolare di Begato, nella periferia di Genova.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice Adriana Petri, al termine del processo che si è svolto con rito ordinario. Il pubblico ministero, Massimo Terrile, aveva chiesto 18 anni per il padre e 10 per il figlio. I due hanno ascoltato la sentenza senza mai tradire alcuna emozione. «È una sentenza sbagliata - ha detto l'avvocato difensore Andrea Vernazza - perchè considera l'aggravante dei futili motivi. Sono fiducioso che la Corte d'Assise d'Appello la modificherà perchè i futili motivi non ci sono. Le botte, ricevute dal mio cliente dentro il locale, non sono considerate futili motivi dalle sentenze della Cassazione».
Giuseppe Brancato, 41 anni, si fece portare dal figlio l'auto e la pistola e affrontò il rivale, uccidendolo. Quindi fuggì. Fu arrestato qualche giorno dopo a Riesi (Caltanissetta), di cui era originario.

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