30.4.09
Trento - Peruviano ucciso ai giardini
Un peruviano e' stato ucciso a bastonate nei giardini di piazza Dante a Trento. Il presunto responsabile, un marocchino, e' stato arrestato. Il corpo di Miguel Angel Cajo Ramirez, 36 anni senza fissa dimora, era semisommerso nel laghetto dei cigni. Secondo la polizia e' stato spinto in acqua dopo essere stato colpito alla testa da un ramo spezzato da un marocchino di 29 anni, irregolare in Italia, Hamid El Hasnaoui. All'origine dell'omicidio pare ci sia una lite a causa di una donna. (ANSA)
29.4.09
Mestre - Auto della polizia contro un albero. Morto un agente.
MESTRE (28 aprile) - Un agente della Questura di Venezia è morto e un altro è rimasto gravemente ferito dopo essere finiti contro un albero con la vettura di servizio, a Mestre. La vittima si chiamava Antonino Copia, 27 anni, originario della Sicilia, che era alla guida dell'auto; ferito gravemente il collega, un ispettore capo capo di 43 anni. L'incidente è avvenuto la scorsa notte.
Copia aveva appena iniziato il proprio turno di servizio con orario 0-7 sulla volante 10 insieme all’Ispettore capo S.S., suo capo pattuglia. Poco dopo essere usciti dalla sede della Questura lagunare, la volante è stata inviata con la massima urgenza in via Forte Marghera a Mestre, in ausilio di un’altra volante, per persone sospette fuggite all’intimazione dell’alt.
Attivati i segnali acustici e visivi, la pattuglia ha percorso il ponte della Libertà, superando anche alcuni automobilisti. Alla fine del rettilineo, a causa della pioggia battente che cadeva in zona, l’autovettura ha perso aderenza (probabilmente per il fenomeno dell'aquaplaning), sbandando verso sinistra; qui si è scontrata dapprima con un contenitore per i rifiuti e successivamente con un albero. Per l’agente Copia non c’è stato nulla da fare: è morto sul colpo per le gravissime lesioni interne riportate. L’Ispettore invece, gravemente ferito, è stato soccorso dal personale sanitario giunto poco dopo sul posto, anche grazie alle immediate chiamate degli automobilisti in transito.
L'intervento del personale medico Suem ha salvato la vita all’Ispettore. Quest’ultimo si trova ricoverato in prognosi riservata presso il reparto di rianimazione dell’ospedale di Mestre, ma al momento non in pericolo di vita.
Copia aveva appena iniziato il proprio turno di servizio con orario 0-7 sulla volante 10 insieme all’Ispettore capo S.S., suo capo pattuglia. Poco dopo essere usciti dalla sede della Questura lagunare, la volante è stata inviata con la massima urgenza in via Forte Marghera a Mestre, in ausilio di un’altra volante, per persone sospette fuggite all’intimazione dell’alt.
Attivati i segnali acustici e visivi, la pattuglia ha percorso il ponte della Libertà, superando anche alcuni automobilisti. Alla fine del rettilineo, a causa della pioggia battente che cadeva in zona, l’autovettura ha perso aderenza (probabilmente per il fenomeno dell'aquaplaning), sbandando verso sinistra; qui si è scontrata dapprima con un contenitore per i rifiuti e successivamente con un albero. Per l’agente Copia non c’è stato nulla da fare: è morto sul colpo per le gravissime lesioni interne riportate. L’Ispettore invece, gravemente ferito, è stato soccorso dal personale sanitario giunto poco dopo sul posto, anche grazie alle immediate chiamate degli automobilisti in transito.
L'intervento del personale medico Suem ha salvato la vita all’Ispettore. Quest’ultimo si trova ricoverato in prognosi riservata presso il reparto di rianimazione dell’ospedale di Mestre, ma al momento non in pericolo di vita.
Cavarzere - Auto sbanda e finisce nell'Adige. Marito e moglie morti.
VENEZIA (23 aprile) - Due coniugi sono rimasti vittime oggi di un incidente stradale a Cavarzere: la loro auto, una Fiat Grande Punto, ha sbandato e, per cause ancora da accertare, è finita dentro il fiume Adige. Nessuna speranza per i due, a nulla sono valsi i soccorsi. I coniugi erano di origine veneta ma risiedevano ad Orbassano (Torino). Franco Poletto, 70 anni, era originario di Caorle mentre Gina Cavallaro, era nata a Loreo (Rovigo). (ilgazzettino.it)
Milano - donna trovata in auto con la testa fracassata.
MILANO (29 aprile) - La testa fracassata, addosso solo una maglietta e le mutandine bianche, un braccio a coprire il volto: è stata trovata così, ieri sera, una donna in un'auto parcheggiata in una strada trafficata alla periferia di Milano. La scoperta è stata fatta da un passante poco dopo le 19. Secondo la polizia la vittima, di circa 60 anni, potrebbe essere stata uccisa con un oggetto, un corpo contundente. Nell'abitacolo della macchina, una Hyundai Accent azzurra, c'era molto sangue.
La vettura era ferma su un lato di viale Sarca, in direzione di Sesto San Giovanni. L'automobile è intestata a una vedova, che non è ancora stata rintracciata e non è escluso che possa essere la stessa vittima. Il corpo, riverso sui sedili anteriori con la testa verso lo sportello del passeggero, è stato notato da un uomo che, entrato nel ristorante “La Bicocca” dall'altra parte della strada, ha chiesto di chiamare un'ambulanza.
Le Volanti sono giunte sul posto intorno alle 20. La Hyundai era chiusa dall'interno e si è dovuto attendere l'arrivo della Scientifica e l'allestimento di un gazebo intorno prima di aprirla: la pioggia battente caduta su Milano per tutta la serata rischiava infatti di inquinare le tracce nell'abitacolo. (ilmessagero.it)
La vettura era ferma su un lato di viale Sarca, in direzione di Sesto San Giovanni. L'automobile è intestata a una vedova, che non è ancora stata rintracciata e non è escluso che possa essere la stessa vittima. Il corpo, riverso sui sedili anteriori con la testa verso lo sportello del passeggero, è stato notato da un uomo che, entrato nel ristorante “La Bicocca” dall'altra parte della strada, ha chiesto di chiamare un'ambulanza.
Le Volanti sono giunte sul posto intorno alle 20. La Hyundai era chiusa dall'interno e si è dovuto attendere l'arrivo della Scientifica e l'allestimento di un gazebo intorno prima di aprirla: la pioggia battente caduta su Milano per tutta la serata rischiava infatti di inquinare le tracce nell'abitacolo. (ilmessagero.it)
28.4.09
San Giacomo degli Schiavoni - Fuori strada con l'auto. Muore.
San Giacomo degli Schiavoni - È morto mentre tornava a casa. Costanzo Traglia, 66 anni, stava percorrendo la provinciale che collega San Giacomo a Guglionesi quando improvvisamente la sua Punto è uscita fuori strada. L’auto dopo aver sbandato per alcuni metri è finita in un campo proseguendo la sua corsa per quasi un chilometro fino a quando si è fermata con uno schianto contro una quercia.
A lanciare l'allarme è stato un ragazzo che in quel momento stava percorrendo la stessa strada. Quando i sanitari del 118 e della Misericordia di Termoli sono arrivati sul posto per l'uomo non c’era già più nulla da fare. Dalle prime ricostruzioni ad uccidere l'anziano sarebbe stato un arresto cardiaco. Il portabagagli dell'auto era carico di pietre che nell'impatto si sono sparpagliate nell'abitacolo. Secondo i carabinieri di Guglionesi arrivati sul posto, probabilmente Costanzo le aveva caricate poco prima e forse è stato proprio quello sforzo a procurargli il malore.
Per estrarre il corpo dalla punto è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco. La notizia del tragico incidente è arrivata subito sia a Guglionesi, dove il 66 enne risiedeva, che a San Giacomo degli Schiavoni dove era molto conosciuto perchè aveva lavorato per anni come direttore delle poste. Una persona stimata e amata anche per la sua passione per la poesia, in tanti lo conoscevano per i suoi versi scritti nel dialetto del luogo. Costanzo Traglia lascia la moglie Graziella e il figlio Michele. La sua salma è stata trasportata all'obitorio di Guglionesi in attesa dei funerali. (ilgiornalemolise.it)
A lanciare l'allarme è stato un ragazzo che in quel momento stava percorrendo la stessa strada. Quando i sanitari del 118 e della Misericordia di Termoli sono arrivati sul posto per l'uomo non c’era già più nulla da fare. Dalle prime ricostruzioni ad uccidere l'anziano sarebbe stato un arresto cardiaco. Il portabagagli dell'auto era carico di pietre che nell'impatto si sono sparpagliate nell'abitacolo. Secondo i carabinieri di Guglionesi arrivati sul posto, probabilmente Costanzo le aveva caricate poco prima e forse è stato proprio quello sforzo a procurargli il malore.
Per estrarre il corpo dalla punto è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco. La notizia del tragico incidente è arrivata subito sia a Guglionesi, dove il 66 enne risiedeva, che a San Giacomo degli Schiavoni dove era molto conosciuto perchè aveva lavorato per anni come direttore delle poste. Una persona stimata e amata anche per la sua passione per la poesia, in tanti lo conoscevano per i suoi versi scritti nel dialetto del luogo. Costanzo Traglia lascia la moglie Graziella e il figlio Michele. La sua salma è stata trasportata all'obitorio di Guglionesi in attesa dei funerali. (ilgiornalemolise.it)
Cuneo - Ubriaco al volante uccide madre di 5 figli.
CUNEO (26 aprile) - Ubriaco al volante, ha investito l'auto su cui viaggiava una donna di 53 anni che è morta sul colpo. È accaduto oggi tra Boves e Peveragno, in provincia di Cuneo. A.V., il giovane di 19 anni che ha causato l'incidente mortale, è stato arrestato dai carabinieri.
Il ragazzo, secondo gli accertamenti a cui è stato sottoposto in ospedale, si è messo alla guida della sua Seat Ibiza sotto l'effetto di un micidiale cocktail di droga e di alcol. L'incidente è avvenuto intorno alle 6 di domenica. Secondo i primi accertamenti dei carabinieri, il giovane avrebbe investito la vettura su cui viaggiava Caterina Marchesano.
La donna, madre di cinque figli uno dei quali ancora minorenne, si stava recando al lavoro, in una casa di riposo della zona dove era impiegata come operatrice socio sanitaria. Sul posto, insieme ai carabinieri, sono intervenuti i vigili del fuoco e il 118, ma per la Marchesano non c'è stato nulla da fare. Lievi, invece, le ferite riportate da A.V., che sono state giudicate guaribili in una decina di giorni. (ilmessaggero.it)
Il ragazzo, secondo gli accertamenti a cui è stato sottoposto in ospedale, si è messo alla guida della sua Seat Ibiza sotto l'effetto di un micidiale cocktail di droga e di alcol. L'incidente è avvenuto intorno alle 6 di domenica. Secondo i primi accertamenti dei carabinieri, il giovane avrebbe investito la vettura su cui viaggiava Caterina Marchesano.
La donna, madre di cinque figli uno dei quali ancora minorenne, si stava recando al lavoro, in una casa di riposo della zona dove era impiegata come operatrice socio sanitaria. Sul posto, insieme ai carabinieri, sono intervenuti i vigili del fuoco e il 118, ma per la Marchesano non c'è stato nulla da fare. Lievi, invece, le ferite riportate da A.V., che sono state giudicate guaribili in una decina di giorni. (ilmessaggero.it)
Frosinone - Ricercato per omicidio si getta tra le auto in corsa.
FROSINONE - Era ricercato per l'assassinio della fidanzata uccisa a Tito in provincia di Potenza nel tardo pomeriggio di lunedì. L'uomo di trentadue anni, investito ed ucciso lunedì sera al chilometro 657 corsia nord dell'A1, potrebbe essere l'autore dell'efferato delitto a colpi di coltello avvenuto in Basilicata. La Mercedes Classe A sulla quale viaggiava era, infatti, ricercata dai carabinieri.
LA DINAMICA - L'uomo lunedì sera poco dopo le dieci ha dapprima tamponato un mezzo pesante, poi è sceso e in stato confusionale mentre l'autista del tir cercava di calmarlo, si è gettato tra le corsie finendo colpito dapprima da una Fiat Punto e poi travolto da una bisarca che lo ha trascinato per oltre cento metri. Una fine orribile, cercata e della quale fino a notte fonda non si è trovata spiegazione. Il tutto è stato chiarito quando gli agenti della sottosezione A1 della Polizia Stradale di Casssino verificando i dati del giovane si sono resi conto che era ricercato dai carabinieri di Potenza perché sospettato di aver ucciso la fidanzata. Sull'investimento sta indagando la Procura della Repubblica di Cassino.
L'OMICIDIO - L'uomo era stato denunciato in stato di irreperibilità per l'omicidio volontario di Grazia Gioviale, 18 anni, di Potenza. La ragazza è stata colpita alla gola con un attrezzo da cucina, forse un coltello, che è stato sequestrato dai militari. Il delitto è stato scoperto dal proprietario dell'appartamento, che ha avvertito le forze dell'ordine. I Carabinieri hanno interrogato fino a notte inoltrata diverse persone: grazie alle loro testimonianze hanno ricostruito il pomeriggio trascorso dalla ragazza. Gioviale sarebbe stata uccisa al culmine di una lite, forse cominciata per motivi di gelosia. (Corriere.it)
LA DINAMICA - L'uomo lunedì sera poco dopo le dieci ha dapprima tamponato un mezzo pesante, poi è sceso e in stato confusionale mentre l'autista del tir cercava di calmarlo, si è gettato tra le corsie finendo colpito dapprima da una Fiat Punto e poi travolto da una bisarca che lo ha trascinato per oltre cento metri. Una fine orribile, cercata e della quale fino a notte fonda non si è trovata spiegazione. Il tutto è stato chiarito quando gli agenti della sottosezione A1 della Polizia Stradale di Casssino verificando i dati del giovane si sono resi conto che era ricercato dai carabinieri di Potenza perché sospettato di aver ucciso la fidanzata. Sull'investimento sta indagando la Procura della Repubblica di Cassino.
L'OMICIDIO - L'uomo era stato denunciato in stato di irreperibilità per l'omicidio volontario di Grazia Gioviale, 18 anni, di Potenza. La ragazza è stata colpita alla gola con un attrezzo da cucina, forse un coltello, che è stato sequestrato dai militari. Il delitto è stato scoperto dal proprietario dell'appartamento, che ha avvertito le forze dell'ordine. I Carabinieri hanno interrogato fino a notte inoltrata diverse persone: grazie alle loro testimonianze hanno ricostruito il pomeriggio trascorso dalla ragazza. Gioviale sarebbe stata uccisa al culmine di una lite, forse cominciata per motivi di gelosia. (Corriere.it)
27.4.09
Brindisi - Agricoltore trovato morto, è stato ucciso
E' stato ucciso l'agricoltore di 39 anni di Erchie (Brindisi) il cui cadavere e' stato trovato ieri nelle campagne di Brindisi-Restinco. L'autopsia, disposta dal pm Casto, ha stabilito che l'uomo e' stato ucciso con un colpo di fucile alla spalla e finito con un colpo di pistola alla nuca. In un primo momento si era ipotizzato invece che la morte fosse dovuta o a un malore o a una caduta dal trattore. La vittima era ai domiciliari con permesso di andare a lavoro per un episodio estorsivo(ANSA).
26.4.09
Napoli - 17enne ucciso in un agguato con 7 colpi di pistola.
NAPOLI (25 aprile) - Un ragazzo di 17 anni, Ciro Fontanarosa, è stato ucciso la scorsa notte a Napoli in un agguato avvenuto vicino alla stazione centrale. Sul delitto c'è l'ombra della camorra, per le modalità con cui è stato portato a termine e perché forse qualche comportamento del giovane potrebbe aver dato fastidio agli uomini dei clan.
Fontanarosa stava tornando a casa con il cugino: stava salendo in auto in via Pietro Antonio Lettieri tra corso Garibaldi e via Sant'Antonio Abate, non lontano dalla Stazione centrale, quando è stato avvicinato da due sicari, giunti a bordo di uno scooter, che hanno esploso contro di lui sette colpi di pistola. I sicari, per essere sicuri che il ragazzo fose morto, lo hanno colpito anche alla nuca. Il cugino è rimasto illeso e ha chiesto aiuto. Si è trattato di un'esecuzione dalle modalità tipiche di un agguato di camorra.
Caos all'ospedale. Fontanarosa è arrivato cadavere all'ospedale Loreto Mare. Qui i medici sono stati costretti a chiudersi in corsia di fronte per l'arrivo minaccioso di numerosi parenti e amici del giovane. In 200 si sono radunati davanti al nosocomio. Ne sono seguiti momenti di forte tensione, tra chi imprecava e chi chiedeva di poter vegliare la salma. Sono dovuti intervenire polizia e carabinieri e solo dopo circa due ore è ritornata la calma.
Il ragazzo era incensurato e gli inquirenti stanno scandagliando gli ultimi periodi della sua vita ritenendo, al momento, quello di un regolamento dei conti per uno sgarro il motivo dell'omicidio. Le indagini sono rese ancora più difficili dall'assenza di testimonianze utili al momento a fare chiarezza su quanto accaduto e soprattutto a tentare di risalire agli autori dell'omicidio. Il fatto è avvenuto a pochi passi da un bar, oggi rimasto chiuso. A terra alcune birre, forse consumate nella tarda serata di ieri da chi poteva finire suo malgrado bersaglio dei colpi di pistola.
L'uccisione del padre. Antonio Fontanarosa, il padre di Ciro, morì nel corso di un tentativo di rapina a un ufficio postale nel quartiere napoletano di Secondigliano. Era la mattina del 5 gennaio del '99 quando l'uomo, 31 anni, componente di una banda del buco, sbucò da un foro praticato nel pavimento dopo aver scavato un cunicolo che lo aveva portato fino all'interno dell'ufficio.
Nei locali c'era un carabiniere che stava svolgendo alcune operazioni postali per conto dell'Arma. Il militare vide aprirsi una botola sotto i piedi di un impiegato dalla quale spuntò il rapinatore con una pistola in pugno. Il carabiniere intimò inutilmente l'alt, poì sparò uccidendo Fontanarosa. All'epoca, Ciro, la vittima di oggi, aveva 7 anni. I complici dell'uomo, all'epoca ritenuto vicino al clan Licciardi di Secondigliano, scapparono attraverso il cunicolo al cui interno furono trovati una pistola calibro 9 ed un'arma giocattolo.
Fontanarosa stava tornando a casa con il cugino: stava salendo in auto in via Pietro Antonio Lettieri tra corso Garibaldi e via Sant'Antonio Abate, non lontano dalla Stazione centrale, quando è stato avvicinato da due sicari, giunti a bordo di uno scooter, che hanno esploso contro di lui sette colpi di pistola. I sicari, per essere sicuri che il ragazzo fose morto, lo hanno colpito anche alla nuca. Il cugino è rimasto illeso e ha chiesto aiuto. Si è trattato di un'esecuzione dalle modalità tipiche di un agguato di camorra.
Caos all'ospedale. Fontanarosa è arrivato cadavere all'ospedale Loreto Mare. Qui i medici sono stati costretti a chiudersi in corsia di fronte per l'arrivo minaccioso di numerosi parenti e amici del giovane. In 200 si sono radunati davanti al nosocomio. Ne sono seguiti momenti di forte tensione, tra chi imprecava e chi chiedeva di poter vegliare la salma. Sono dovuti intervenire polizia e carabinieri e solo dopo circa due ore è ritornata la calma.
Il ragazzo era incensurato e gli inquirenti stanno scandagliando gli ultimi periodi della sua vita ritenendo, al momento, quello di un regolamento dei conti per uno sgarro il motivo dell'omicidio. Le indagini sono rese ancora più difficili dall'assenza di testimonianze utili al momento a fare chiarezza su quanto accaduto e soprattutto a tentare di risalire agli autori dell'omicidio. Il fatto è avvenuto a pochi passi da un bar, oggi rimasto chiuso. A terra alcune birre, forse consumate nella tarda serata di ieri da chi poteva finire suo malgrado bersaglio dei colpi di pistola.
L'uccisione del padre. Antonio Fontanarosa, il padre di Ciro, morì nel corso di un tentativo di rapina a un ufficio postale nel quartiere napoletano di Secondigliano. Era la mattina del 5 gennaio del '99 quando l'uomo, 31 anni, componente di una banda del buco, sbucò da un foro praticato nel pavimento dopo aver scavato un cunicolo che lo aveva portato fino all'interno dell'ufficio.
Nei locali c'era un carabiniere che stava svolgendo alcune operazioni postali per conto dell'Arma. Il militare vide aprirsi una botola sotto i piedi di un impiegato dalla quale spuntò il rapinatore con una pistola in pugno. Il carabiniere intimò inutilmente l'alt, poì sparò uccidendo Fontanarosa. All'epoca, Ciro, la vittima di oggi, aveva 7 anni. I complici dell'uomo, all'epoca ritenuto vicino al clan Licciardi di Secondigliano, scapparono attraverso il cunicolo al cui interno furono trovati una pistola calibro 9 ed un'arma giocattolo.
Torino - Carabiniere ucciso dal treno mentre insegue malvivente.
TORINO (25 aprile) - Un vicebrigadiere dei carabinieri di 42 anni, in forza al Nucleo Radiomobile di Torino, è morto ieri sera, poco dopo le 22,30, travolto da un treno mentre inseguiva uno spacciatore di droga lungo corso Principe Oddone, tra le stazioni ferroviarie Porta Susa e Dora. Il militare, nella notte piovosa, non si è accorto dell'arrivo del treno Torino-Aosta ed è stato travolto, rimanendo ucciso sul colpo. La zona è nota per essere frequentata da molti pusher. Sul luogo della tragedia fiori e una bandiera italiana, portati dai cittadini del quartiere che oggi si sono riuniti in preghiera lungo i binari.
In quello stesso tratto di binari, a novembre i carabinieri avevano messo a segno un blitz contro lo spaccio. Calandosi da un treno senza passeggeri messo a disposizione dalle Fs, i militari avevano sorpreso una quindicina di spacciatori che si nascondevano tra i binari e un cantiere.
La vittima, Marino Ferraro, carabiniere da quando aveva 19 anni, era tornato in servizio di pattuglia dopo un periodo trascorso negli uffici. Originario di Millesimo, in provincia di Savona, Ferraro lascia la moglie Loredana e i figli, Eleonora e Stefano, di 17 e 13 anni. La camera ardente è stata allestita al cimitero Parco di Torino Sud, mentre i funerali funerali verranno celebrati lunedì, a San Maurizio Canavese, dove viveva con la famiglia. «Era uno di quegli uomini che si distinguono sempre per l'impegno - dice il colonnello Antonio De Vita, comandante provinciale dei carabinieri - lo testimonia l'azione che ha compiuto ieri sera e che gli è costata la vita».
Il mondo politico si è unito alla famiglia in un abbraccio simbolico. Numerosi i messaggi di cordoglio: da quelli dei ministri dell'Interno e della Difesa, Roberto Maroni e Ignazio La Russa, a quello del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.
Il precedente. Quattro anni fa, lungo la stessa linea, era morto così Francesco Salerno, 34 anni, un finanziere della compagnia di Torino. Anche lui inseguiva un gruppo di spacciatori. Uno di loro, arrestato in Spagna, sarà processato la prossima estate.
In quello stesso tratto di binari, a novembre i carabinieri avevano messo a segno un blitz contro lo spaccio. Calandosi da un treno senza passeggeri messo a disposizione dalle Fs, i militari avevano sorpreso una quindicina di spacciatori che si nascondevano tra i binari e un cantiere.
La vittima, Marino Ferraro, carabiniere da quando aveva 19 anni, era tornato in servizio di pattuglia dopo un periodo trascorso negli uffici. Originario di Millesimo, in provincia di Savona, Ferraro lascia la moglie Loredana e i figli, Eleonora e Stefano, di 17 e 13 anni. La camera ardente è stata allestita al cimitero Parco di Torino Sud, mentre i funerali funerali verranno celebrati lunedì, a San Maurizio Canavese, dove viveva con la famiglia. «Era uno di quegli uomini che si distinguono sempre per l'impegno - dice il colonnello Antonio De Vita, comandante provinciale dei carabinieri - lo testimonia l'azione che ha compiuto ieri sera e che gli è costata la vita».
Il mondo politico si è unito alla famiglia in un abbraccio simbolico. Numerosi i messaggi di cordoglio: da quelli dei ministri dell'Interno e della Difesa, Roberto Maroni e Ignazio La Russa, a quello del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.
Il precedente. Quattro anni fa, lungo la stessa linea, era morto così Francesco Salerno, 34 anni, un finanziere della compagnia di Torino. Anche lui inseguiva un gruppo di spacciatori. Uno di loro, arrestato in Spagna, sarà processato la prossima estate.
25.4.09
Varese - Croato ucciso per una lite, finito a colpi di piccone. Arrestati due italiani.
VARESE - Una lite, poi spunta un coltello e per Dean Catin, 17enne di origine croata, non c'è stato nulla da fare. È stato accoltellato più volte e poi finito a colpi di piccone da due amici italiani, Andrea B. di 18 anni e Jacopo M. di 20 anni.
LA CONFESSIONE - Nella loro confessione emerge il racconto di un delitto cruento: decine le coltellate inferte all'amico e più di uno i colpi vibrati al capo con un piccone per finirlo. Una sequenza «da film dell'horror» per gli agenti della Squadra Mobile di Varese. I tre amici passano la serata insieme in un bar, poi vanno via insieme a bordo dell'auto di Jacopo. È nel viaggio di ritorno a casa che nasce un litigio: il 20enne afferra un coltello che aveva in auto e colpisce il 17enne. Lui scappa, ma la fuga è breve. Viene raggiunto, sbattuto contro la ringhiera di un'abitazione, colpito con più coltellate. Nulla ferma la furia del ragazzo: le urla e le invocazioni d'aiuto restano inascoltate. Dean prova a fuggire ancora ma viene accoltellato ancora, questa volta alla schiena. Il 20enne chiede all'amico di aiutarlo per metterlo in macchina e fare sparire il corpo. Per Jacopo non c'è posto più sicuro che il giardino di casa. Quando scaricano il corpo dell'amico, però, si accorgono che ansima e respira a fatica: a colpi di piccone finiscono Dean. Avvolgono il corpo nel cellophane, poi scavano una buca profonda non più di 50 centimetri. Sopra ci mettono dei fiori: non un gesto di pietà, ma un modo per giustificare il terreno mosso.
L'ALLARME - Gli inquirenti non hanno usato mezzi termini: «Contro la vittima usata inaudita ferocia». La ricostruzione è ricca di particolari quella che forniscono i due amici ora rinchiusi nel carcere di Varese, con l'accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. È la denucia della madre di Dean a far scattare le indagini. poi, una telefonata anonima al 113 rafforza l'ipotesi che qualcosa di terribile sia accaduto: «Dean è morto», è la sola frase pronunciata dall'interlocutore alla polizia. Nell'auto del 20enne, già lavata per cancellare ogni traccia, è stato trovato anche del sangue della vittima. Un elemento in più per un quadro probatorio che non lascia dubbi. Per i due assassini, disoccupati e già noti per spaccio di droga, si sono aperte le porte del carcere. In casa dei due sono state trovate alcune decine di grammi di hascisc e un bilancino di precisione. E il movente della lite sarebbe proprio quello di rancori nel mondo del piccolo spaccio di droga.
LA CONFESSIONE - Nella loro confessione emerge il racconto di un delitto cruento: decine le coltellate inferte all'amico e più di uno i colpi vibrati al capo con un piccone per finirlo. Una sequenza «da film dell'horror» per gli agenti della Squadra Mobile di Varese. I tre amici passano la serata insieme in un bar, poi vanno via insieme a bordo dell'auto di Jacopo. È nel viaggio di ritorno a casa che nasce un litigio: il 20enne afferra un coltello che aveva in auto e colpisce il 17enne. Lui scappa, ma la fuga è breve. Viene raggiunto, sbattuto contro la ringhiera di un'abitazione, colpito con più coltellate. Nulla ferma la furia del ragazzo: le urla e le invocazioni d'aiuto restano inascoltate. Dean prova a fuggire ancora ma viene accoltellato ancora, questa volta alla schiena. Il 20enne chiede all'amico di aiutarlo per metterlo in macchina e fare sparire il corpo. Per Jacopo non c'è posto più sicuro che il giardino di casa. Quando scaricano il corpo dell'amico, però, si accorgono che ansima e respira a fatica: a colpi di piccone finiscono Dean. Avvolgono il corpo nel cellophane, poi scavano una buca profonda non più di 50 centimetri. Sopra ci mettono dei fiori: non un gesto di pietà, ma un modo per giustificare il terreno mosso.
L'ALLARME - Gli inquirenti non hanno usato mezzi termini: «Contro la vittima usata inaudita ferocia». La ricostruzione è ricca di particolari quella che forniscono i due amici ora rinchiusi nel carcere di Varese, con l'accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. È la denucia della madre di Dean a far scattare le indagini. poi, una telefonata anonima al 113 rafforza l'ipotesi che qualcosa di terribile sia accaduto: «Dean è morto», è la sola frase pronunciata dall'interlocutore alla polizia. Nell'auto del 20enne, già lavata per cancellare ogni traccia, è stato trovato anche del sangue della vittima. Un elemento in più per un quadro probatorio che non lascia dubbi. Per i due assassini, disoccupati e già noti per spaccio di droga, si sono aperte le porte del carcere. In casa dei due sono state trovate alcune decine di grammi di hascisc e un bilancino di precisione. E il movente della lite sarebbe proprio quello di rancori nel mondo del piccolo spaccio di droga.
24.4.09
Sassari - Trovato in fin di vita, muore in ospedale
La morte di Costanzo Pintus, manovale di 46 anni, è avvolta nel mistero. L'uomo è stato trovato in fin di vita in una palazzina di via Arborea, nel centro storico di Sassari: il decesso in ospedale
Lo hanno trovato la notte di giovedì, in fin di vita in una palazzina di via Arborea, nel centro storico di Sassari. Nella sua abitazione hanno lavorato per ore gli uomini della sezione omicidi. Il sostituto procuratore Maria Grazia Genoese vuole chiarire ogni aspetto di una morte misteriosa. Per adesso non sembrano esserci elementi che possano ricondurre a un omicidio. L'uomo potrebbe essere stato colto da malore e avere battuto la testa su un gradino. (L'Unione Sarda)
Lo hanno trovato la notte di giovedì, in fin di vita in una palazzina di via Arborea, nel centro storico di Sassari. Nella sua abitazione hanno lavorato per ore gli uomini della sezione omicidi. Il sostituto procuratore Maria Grazia Genoese vuole chiarire ogni aspetto di una morte misteriosa. Per adesso non sembrano esserci elementi che possano ricondurre a un omicidio. L'uomo potrebbe essere stato colto da malore e avere battuto la testa su un gradino. (L'Unione Sarda)
23.4.09
Roma - Spari in uno studio legale: due morti.
ROMA, 23 APR - Due persone sono morte e un'altra e' rimasta ferita in una sparatoria avvenuta in uno studio legale a Ladispoli (Roma). Uno dei morti e' l'avvocato Francesco Terracciano, il ferito e' il figlio Marco, delegato del sindaco ai rapporti con un consorzio. Il giovane e' stato colpito da tre colpi d'arma da fuoco, e' in gravi condizioni ed e' stato trasferito in eliambulanza nell'ospedale San Camillo a Roma.
Genova - uccide perché gli cadono adosso delle briciole di pane.
GENOVA (23 aprile) - Un po' di briciole di pane, che gli erano state fatte cadere addosso da un altro cliente che si era alzato dal tavolo di un ristorante durante la partita Italia-Spagna, avevano scatenato le ire di Giuseppe Brancato che aspettò fuori dal locale l'uomo per un regolamento di conti. La lite finì in tragedia con l'uccisione di Tino Pisano. Ora l'impresario Giuseppe Brancato è stato condannato a trent'anni di reclusione, mentre dieci anni e otto mesi è la pena assegnata al figlio Luca, anche lui imputato per l'omicidio avvenuto lo scorso giugno nel quartiere popolare di Begato, nella periferia di Genova.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice Adriana Petri, al termine del processo che si è svolto con rito ordinario. Il pubblico ministero, Massimo Terrile, aveva chiesto 18 anni per il padre e 10 per il figlio. I due hanno ascoltato la sentenza senza mai tradire alcuna emozione. «È una sentenza sbagliata - ha detto l'avvocato difensore Andrea Vernazza - perchè considera l'aggravante dei futili motivi. Sono fiducioso che la Corte d'Assise d'Appello la modificherà perchè i futili motivi non ci sono. Le botte, ricevute dal mio cliente dentro il locale, non sono considerate futili motivi dalle sentenze della Cassazione».
Giuseppe Brancato, 41 anni, si fece portare dal figlio l'auto e la pistola e affrontò il rivale, uccidendolo. Quindi fuggì. Fu arrestato qualche giorno dopo a Riesi (Caltanissetta), di cui era originario.
La sentenza è stata pronunciata dal giudice Adriana Petri, al termine del processo che si è svolto con rito ordinario. Il pubblico ministero, Massimo Terrile, aveva chiesto 18 anni per il padre e 10 per il figlio. I due hanno ascoltato la sentenza senza mai tradire alcuna emozione. «È una sentenza sbagliata - ha detto l'avvocato difensore Andrea Vernazza - perchè considera l'aggravante dei futili motivi. Sono fiducioso che la Corte d'Assise d'Appello la modificherà perchè i futili motivi non ci sono. Le botte, ricevute dal mio cliente dentro il locale, non sono considerate futili motivi dalle sentenze della Cassazione».
Giuseppe Brancato, 41 anni, si fece portare dal figlio l'auto e la pistola e affrontò il rivale, uccidendolo. Quindi fuggì. Fu arrestato qualche giorno dopo a Riesi (Caltanissetta), di cui era originario.
22.4.09
Napoli - Omicidio di Pasquetta: giovane si costituisce
Si e' costituito in Questura un giovane presunto responsabile dell'omicidio avvenuto a Pasquetta a Napoli durante una lite per una ragazza. Negli uffici della Mobile e' in corso l'interrogatorio da parte del pm. La vittima aveva cercato di fare da paciere tra un altro giovane, suo amico, che aveva rivolto un complimento a una ragazza e il presunto omicida, fidanzato della donna. A provocare la morte una coltellata inferta all'arteria femorale. (ANSA)
21.4.09
Roma - Boss freddato con kalashnikov e fucile a pallettoni.
ROMA (21 aprile) - Franco Romito, ritenuto dagli investigatori al vertice della mafia del Gargano, e il suo autista Giuseppe Trotta sono stati freddati in un agguato vicino a Manfredonia, in provincia di Foggia.
L'uomo era legato alla famiglia Libergolis che per oltre 30 anni è stata in guerra in una faida con la famiglia dei Primosa-Alfieri, che ha causato più di 35 morti e alcune lupare bianche. Dai Libergolis, Franco Romito si era poi allontanato.
Lo scorso anno era stato scarcerato dopo aver scontato una condanna di quattro anni per armi. Venne ascoltato - sempre nel 2008 - come teste nel processo «Quasimodo» a 19 imputati apricenesi e del Gargano accusati a vario titolo di duplice omicidio, occultamento di cadaveri, mafia, traffici di droga, estorsioni, armi e furto. In quella occasione Romito testimoniò contro i Libergolis.
Giuseppe Trotta, l'altra vittima dell'agguato, secondo quanto accertato dagli investigatori, era l'autista di Romito. I due uomini stavano viaggiando a bordo di una Chrysler Voyager guidata da Trotta. Si trovavano in viale degli Eucalipti e stavano andando verso il maneggio e la pista dei go-kart di proprietà di Romito. Sarebbero stati affiancati da un auto proveniente nel senso opposto di marcia dalla quale hanno cominciato a sparare.
Secondo quanto accertato dagli agenti del commissariato di polizia di Manfredonia, coordinati dal pm Bafundi, sarebbero tre le armi utilizzate per uccidere Romito e Trotta. Sul luogo del duplice delitto sono stati trovati una quindicina di bossoli di mitragliatrice (gli investigatori stanno verificando se si possa trattare di bossoli di kalashnikov) e cinque o sei bossoli di fucile a pallettoni.
L'uomo era legato alla famiglia Libergolis che per oltre 30 anni è stata in guerra in una faida con la famiglia dei Primosa-Alfieri, che ha causato più di 35 morti e alcune lupare bianche. Dai Libergolis, Franco Romito si era poi allontanato.
Lo scorso anno era stato scarcerato dopo aver scontato una condanna di quattro anni per armi. Venne ascoltato - sempre nel 2008 - come teste nel processo «Quasimodo» a 19 imputati apricenesi e del Gargano accusati a vario titolo di duplice omicidio, occultamento di cadaveri, mafia, traffici di droga, estorsioni, armi e furto. In quella occasione Romito testimoniò contro i Libergolis.
Giuseppe Trotta, l'altra vittima dell'agguato, secondo quanto accertato dagli investigatori, era l'autista di Romito. I due uomini stavano viaggiando a bordo di una Chrysler Voyager guidata da Trotta. Si trovavano in viale degli Eucalipti e stavano andando verso il maneggio e la pista dei go-kart di proprietà di Romito. Sarebbero stati affiancati da un auto proveniente nel senso opposto di marcia dalla quale hanno cominciato a sparare.
Secondo quanto accertato dagli agenti del commissariato di polizia di Manfredonia, coordinati dal pm Bafundi, sarebbero tre le armi utilizzate per uccidere Romito e Trotta. Sul luogo del duplice delitto sono stati trovati una quindicina di bossoli di mitragliatrice (gli investigatori stanno verificando se si possa trattare di bossoli di kalashnikov) e cinque o sei bossoli di fucile a pallettoni.
20.4.09
Milano - Uccide il padre durante una lite.
MILANO (20 aprile) - Ucciso da una profonda ferita dietro alla testa. E' morto così Sergio Castelli, 63 anni, dopo una violenta lite con il figlio scoppiata alle tre di notte nel loro appartamento a Meda, in Brianza, in via Matteotti.
Il figlio, Marco Castelli, 33 anni, è stato arrestato dai carabinieri che lo hanno descritto come un giovane dall'equilibrio psichico instabile e fragilissimo, e che soffriva molto per questa sua debolezza.
Ucciso con un colpo alla testa. I militari, chiamati dai vicini, hanno trovato il corpo della vittima nella vasca da bagno. Gli inquirenti ipotizzano che il figlio gli abbia sbattuto la testa contro qualcosa, ma per avere la certezza sulle cause della morte bisognerà aspettare l'autopsia.
Incolpava il padre del suo stato mentale. La vittima è un operaio pensionato, vedovo. Il figlio lavora invece come commesso in un centro commerciale a Giussano e soffrirebbe di problemi psichici per i quali è stato più volte ricoverato all'ospedale di Desio (Milano). Secondo gli inquirenti l'uomo si era convinto che il padre, fosse responsabile del suo grave stato, e da tempo covava un forte rancore contro di lui. Una rabbia che spesso sfociava in violente liti. A rendere pesante l'atmosfera in famiglia anche la morte della madre, avvenuta due anni fa, che aveva accresciuto ancora di più la distanza tra figlio e genitore.
Il litigio poi le urla di aiuto. L'assassinio si è consumato nella sala da pranzo, dove è stato trovato molto sangue, ma poi il corpo, con la testa fracassata, è stato trascinato in bagno e gettato nella vasca piena d'acqua. A chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini di casa che hanno sentito rumore e poi le invocazioni d'aiuto del padre. L'omicidio sarebbe stato compiuto a mani nude, dopo una serata trascorsa litigando.
L'arresto. Quando i militari sono arrivati sul pianerottolo del quinto piano del palazzo il figlio non ha aperto la porta e ha acceso una radio a tutto volume. I carabineri, per entrare, hanno dovuto sfondare l'ingresso con l'aiuto dei vigili del fuoco. Lui era seduto, attonito, e non ha opposto resistenza. E' stato trovato nel carcere di Monza, accusato di omicidio volontario in attesa delle disposizioni del magistrato Stefania Di Tullio.
I vicini: tragedia annunciata. Da anni Marco Castelli era in cura in un centro psico-sociale di Cesano Maderno. E più volte il padre aveva chiesto agli agenti della polizia locale che suo figlio fosse affidato a una struttura protetta perchè lui non era più in grado di curarlo da solo. «È una tragedia annunciata - racconta una vicina di casa che abita nel condominio di via Matteotti -. Ormai quasi ogni giorno sentivamo arrivare dall'appartamento dei Castelli urla molto forti. Ma questa notte le grida sono state così efferate che abbiamo subito capito che non era il solito litigio».
Il figlio, Marco Castelli, 33 anni, è stato arrestato dai carabinieri che lo hanno descritto come un giovane dall'equilibrio psichico instabile e fragilissimo, e che soffriva molto per questa sua debolezza.
Ucciso con un colpo alla testa. I militari, chiamati dai vicini, hanno trovato il corpo della vittima nella vasca da bagno. Gli inquirenti ipotizzano che il figlio gli abbia sbattuto la testa contro qualcosa, ma per avere la certezza sulle cause della morte bisognerà aspettare l'autopsia.
Incolpava il padre del suo stato mentale. La vittima è un operaio pensionato, vedovo. Il figlio lavora invece come commesso in un centro commerciale a Giussano e soffrirebbe di problemi psichici per i quali è stato più volte ricoverato all'ospedale di Desio (Milano). Secondo gli inquirenti l'uomo si era convinto che il padre, fosse responsabile del suo grave stato, e da tempo covava un forte rancore contro di lui. Una rabbia che spesso sfociava in violente liti. A rendere pesante l'atmosfera in famiglia anche la morte della madre, avvenuta due anni fa, che aveva accresciuto ancora di più la distanza tra figlio e genitore.
Il litigio poi le urla di aiuto. L'assassinio si è consumato nella sala da pranzo, dove è stato trovato molto sangue, ma poi il corpo, con la testa fracassata, è stato trascinato in bagno e gettato nella vasca piena d'acqua. A chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini di casa che hanno sentito rumore e poi le invocazioni d'aiuto del padre. L'omicidio sarebbe stato compiuto a mani nude, dopo una serata trascorsa litigando.
L'arresto. Quando i militari sono arrivati sul pianerottolo del quinto piano del palazzo il figlio non ha aperto la porta e ha acceso una radio a tutto volume. I carabineri, per entrare, hanno dovuto sfondare l'ingresso con l'aiuto dei vigili del fuoco. Lui era seduto, attonito, e non ha opposto resistenza. E' stato trovato nel carcere di Monza, accusato di omicidio volontario in attesa delle disposizioni del magistrato Stefania Di Tullio.
I vicini: tragedia annunciata. Da anni Marco Castelli era in cura in un centro psico-sociale di Cesano Maderno. E più volte il padre aveva chiesto agli agenti della polizia locale che suo figlio fosse affidato a una struttura protetta perchè lui non era più in grado di curarlo da solo. «È una tragedia annunciata - racconta una vicina di casa che abita nel condominio di via Matteotti -. Ormai quasi ogni giorno sentivamo arrivare dall'appartamento dei Castelli urla molto forti. Ma questa notte le grida sono state così efferate che abbiamo subito capito che non era il solito litigio».
Reggio Emilia - Muore un ragazzo in incidente. Arrestato uomo che finge furto d'auto.
REGGIO EMILIA (20 aprile) - Un romeno di 38 anni abitante a Brescello (Reggio Emilia), Nicolaie Prisecariu, è stato arrestato per omicidio colposo aggravato dall'ubriachezza. Si sospetta che l'uomo, dopo aver provocato ieri pomeriggio un incidente stradale in cui è morto un quindicenne, sia fuggito abbandonando i feriti e la propria vettura e poi sia tornato poco dopo in bicicletta fingendo che qualcuno gli avesse rubato l'auto.
Durante l'interrogatorio della polizia stradale di Guastalla e dal pm Katia Marino, Prisecariu si è dichiarato innocente ma gli investigatori non gli hanno creduto. L'uomo si è rifiutato di sottoporsi all'alcol-test.
L'incidente. Lo scontro tra le due auto è avvenuto poco dopo le 17 a un incrocio a Poviglio, nella bassa Reggiana. La vittima è Simone Azzato, viaggiava su un'utilitaria insieme alla madre e al padre, che era alla guida. I genitori sono rimasti feriti. Simone abitava a Meletole, frequentava a Reggio Emilia l'Istituto per ragionieri. Giocava da anni tra gli allievi della Povigliese di calcio. Oltre ai genitori, lascia un fratello di 17 anni.
La dinamica dell'incidente è apparsa subito confusa. Duranti i soccorsi alla famiglia Azzato, nessuna traccia degli occupanti dell'altra auto. Poi Prisecariu ha raggiunto in bicicletta il luogo dell'incidente e alla polizia ha riferito che qualcuno, poco prima, gli aveva rubato la sua vettura. Il romeno avrebbe poi appreso telefonicamente dell'incidente dalla propria assicurazione.
Durante l'interrogatorio della polizia stradale di Guastalla e dal pm Katia Marino, Prisecariu si è dichiarato innocente ma gli investigatori non gli hanno creduto. L'uomo si è rifiutato di sottoporsi all'alcol-test.
L'incidente. Lo scontro tra le due auto è avvenuto poco dopo le 17 a un incrocio a Poviglio, nella bassa Reggiana. La vittima è Simone Azzato, viaggiava su un'utilitaria insieme alla madre e al padre, che era alla guida. I genitori sono rimasti feriti. Simone abitava a Meletole, frequentava a Reggio Emilia l'Istituto per ragionieri. Giocava da anni tra gli allievi della Povigliese di calcio. Oltre ai genitori, lascia un fratello di 17 anni.
La dinamica dell'incidente è apparsa subito confusa. Duranti i soccorsi alla famiglia Azzato, nessuna traccia degli occupanti dell'altra auto. Poi Prisecariu ha raggiunto in bicicletta il luogo dell'incidente e alla polizia ha riferito che qualcuno, poco prima, gli aveva rubato la sua vettura. Il romeno avrebbe poi appreso telefonicamente dell'incidente dalla propria assicurazione.
Milano - Donna si getta sotto il metrò. Ferma la linea rossa.
MILANO - Linea rossa ferma da Pasteur a Pagano a causa di un suicidio. Atm attiva un servizio sostitutivo con 60 bus.
La circolazione nella linea metropolitana M1 di Milano è stata interrotta tra le stazioni di Pagano e Pasteur a causa del suicidio di una donna che si è gettata sui binari alla fermata Duomo. Non si conoscono ancora l'identità né l'età della vittima.
I BUS - La circolazione metropolitana, informa Atm, rimane interrotta tra le stazioni di Pagano e Pasteur. Atm ha attivato come di consueto le procedure per garantire il trasporto minimo. È stato attivato un servizio sostitutivo con 60 bus.
La circolazione nella linea metropolitana M1 di Milano è stata interrotta tra le stazioni di Pagano e Pasteur a causa del suicidio di una donna che si è gettata sui binari alla fermata Duomo. Non si conoscono ancora l'identità né l'età della vittima.
I BUS - La circolazione metropolitana, informa Atm, rimane interrotta tra le stazioni di Pagano e Pasteur. Atm ha attivato come di consueto le procedure per garantire il trasporto minimo. È stato attivato un servizio sostitutivo con 60 bus.
Frosinone - Rissa con omicidio
Sono stati identificati e ora sono in stato di fermo i 4 autori della rissa di ieri a Veroli in cui e' stato ucciso un albanese. Sono nel carcere di Frosinone con l'accusa di omicidio e tentato omicidio 2 uomini di 34 e 31 anni e 2 giovani di 21 e 19 anni, tutti albanesi e parenti. Ancora non e' stato reso ufficiale il movente, anche se tra le prime ipotesi fatte ieri dai carabinieri ci sarebbe un giro di prostituzione conteso. (ANSA)
18.4.09
Taranto - trovato cadavere in mare
TARANTO, 17 APR - Il cadavere di un uomo e' stato scoperto nelle acque del mar Piccolo, a Taranto, nella zona dei Cantieri Tosi. Si tratta di Giuseppe Gentile, di 35 anni, di Massafra (Taranto). Il cadavere, a quanto si e' saputo, ha una lesione alla testa. L'allarme e' stato dato da un pescatore che ha visto il corpo dell'uomo impigliato ad un palo delle cozze. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti gli agenti della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica. (ANSA).
17.4.09
Milano - Accoltella la moglie e poi si costituisce.
MILANO - Un italiano di 43 anni si è costituito alla Polizia di Milano dicendo di avere ucciso la moglie a coltellate. L'omicidio sarebbe avvenuto alle 10.30 in via Bolama 18. L'uomo, un milanese, si è costituito al commissariato di Villa San Giovanni, in viale Monza. Ancora da ricostruire la dinamica dei fatti, in cui è rimasta vittima la moglie, anche lei italiana di 43 anni. (ANSA).
16.4.09
Bari - Operaio torturato e ucciso
Appartamenti perquisiti, tabulati telefonici e agendina al setaccio. Si scava, passando al microscopio ogni possibile traccia, nella vita privata di M.B., brutalmente accoltellato e ucciso nella notte fra venerdì e sabato scorsi nel suo piccolo appartamento di via Saverio Damiani, al quartiere Stanic di Bari. I carabinieri della Compagnia San Paolo e del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Bari ieri hanno perquisito le abitazioni di due persone (iscritte così nel registro degli indagati della procura di Bari) e sono tornati sulla scena del delitto, a caccia di eventuali elementi sfuggiti sabato sera.
Da allora sono infatti al lavoro, da quando cioè il cadavere del 36 enne operaio barese è stato ritrovato da alcuni amici. Il corpo, nudo e in una pozza di sangue, era nell´ingresso dell´abitazione: sul 36 enne la rabbia assassina ha infierito con 53 coltellate, una trentina delle quali solo alla gola. Altri tagli sarebbero invece simili a piccole linee. Una violenza esplosa poco distante dal cucinino dove, forse, è stata presa l´arma del delitto. Nel bagno, sul lavandino, è stato infatti ritrovato un normale coltello da cucina, lavato e apparentemente pulito.
Su quella lama si concentrano alcuni degli accertamenti della Sis, la Sezione investigazioni scientifiche dell´Arma, che hanno prelevato nelle stanze altri reperti. Risultati si attendono anche dagli esami tossicologici eseguiti dal dottor Roberto Gagliano Candela durante l´autopsia, disposta dal pm di turno, Patrizia Rautiis per accertare se la vittima fosse o meno lucida quando è stata aggredita. Di certo si sa che l´uomo è stato ucciso nella notte fra venerdì e sabato, dopo aver trascorso la serata fuori con un gruppo di amici. A stabilirlo sono stati gli investigatori che hanno interrogato una trentina di persone, fra parenti, amici e conoscenti della vittima: tra gli altri, anche coppie gay. Una delle piste più seguite, infatti, è che il delitto sia maturato in un contesto di tipo omosessuale. Tali infatti sono risultate alcune delle sue frequentazioni, come emergerebbe anche dai tabulati telefonici, acquisiti nell´ambito delle indagini. Una volta a casa, probabilmente, il 36enne ha fatto entrare qualcuno che conosceva bene, una o più persone che di sicuro non temeva. Sulla porta di ingresso, infatti, non c´erano segni di effrazione, anche se pare che una chiave piegata sia stata trovata nella serratura di quella di servizio. Alcuni vicini, interrogati dai carabinieri, hanno riferito di non aver sentito urla, ma solo bisbigli e rumori attutiti. Questo elemento, confortato dai risultati dell´autopsia, fa propendere per l´ipotesi che il giovane non abbia lottato per difendersi dai colpi.
Da allora sono infatti al lavoro, da quando cioè il cadavere del 36 enne operaio barese è stato ritrovato da alcuni amici. Il corpo, nudo e in una pozza di sangue, era nell´ingresso dell´abitazione: sul 36 enne la rabbia assassina ha infierito con 53 coltellate, una trentina delle quali solo alla gola. Altri tagli sarebbero invece simili a piccole linee. Una violenza esplosa poco distante dal cucinino dove, forse, è stata presa l´arma del delitto. Nel bagno, sul lavandino, è stato infatti ritrovato un normale coltello da cucina, lavato e apparentemente pulito.
Su quella lama si concentrano alcuni degli accertamenti della Sis, la Sezione investigazioni scientifiche dell´Arma, che hanno prelevato nelle stanze altri reperti. Risultati si attendono anche dagli esami tossicologici eseguiti dal dottor Roberto Gagliano Candela durante l´autopsia, disposta dal pm di turno, Patrizia Rautiis per accertare se la vittima fosse o meno lucida quando è stata aggredita. Di certo si sa che l´uomo è stato ucciso nella notte fra venerdì e sabato, dopo aver trascorso la serata fuori con un gruppo di amici. A stabilirlo sono stati gli investigatori che hanno interrogato una trentina di persone, fra parenti, amici e conoscenti della vittima: tra gli altri, anche coppie gay. Una delle piste più seguite, infatti, è che il delitto sia maturato in un contesto di tipo omosessuale. Tali infatti sono risultate alcune delle sue frequentazioni, come emergerebbe anche dai tabulati telefonici, acquisiti nell´ambito delle indagini. Una volta a casa, probabilmente, il 36enne ha fatto entrare qualcuno che conosceva bene, una o più persone che di sicuro non temeva. Sulla porta di ingresso, infatti, non c´erano segni di effrazione, anche se pare che una chiave piegata sia stata trovata nella serratura di quella di servizio. Alcuni vicini, interrogati dai carabinieri, hanno riferito di non aver sentito urla, ma solo bisbigli e rumori attutiti. Questo elemento, confortato dai risultati dell´autopsia, fa propendere per l´ipotesi che il giovane non abbia lottato per difendersi dai colpi.
Non è facile, per gli inquirenti, ricostruire la dinamica di un delitto efferato come questo, basandosi sulle tracce lasciate dall´assassino: macchie di sangue sarebbero infatti state ritrovate anche nelle altre stanze. Qualche particolare in più potrebbe arrivare dall´esame di quanto sequestrato negli appartamenti perquisiti, incluso agendine nelle quali, forse, sono riportati nomi, numeri di telefono e appuntamenti. Ieri pomeriggio si sono intanto svolti i funerali del 36enne, nella parrocchia Santa Rita, al rione Stanic. Oggi i carabinieri dovrebbero tornare nella piccola abitazione di via Saverio Damiani e raccogliere altre prove utili a ricostruire la dinamica dell´omicidio.
Roma - Lite per un parcheggio. Automobilista accoltellato.
ROMA, 15 APR - Una lite per un parcheggio e' finita in tragedia questa sera a Roma, dove un uomo di 45 anni e' stato accoltellato da un altro automobilista. L'uomo e' scappato subito dopo. E' accaduto alle 20.30 su via Costantino. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, i due erano a bordo delle loro auto con le rispettive famiglie. Hanno cominciato a contendersi un parcheggio. Sono scesi entrambi dalle auto e improvvisamente uno dei due ha accoltellato l'altro ed e' fuggito. (ANSA).
15.4.09
Firenze - Morto Vanni, l'ultimo dei "compagni di merende" di Pacciani
Mario Vanni, 81 anni, ex postino di San Casciano, detto "Torsolo", coinvolto nell'inchiesta sugli esecutori degli omicidi del mostro di Firenze, è morto lunedì 13 aprile, presso l'Ospedale di Ponte a Niccheri, a Firenze. Malato da tempo, risiedeva presso la Residenza Sanitaria Assistita "La Cupolina" di Pelago. I funerali si terranno probabilmente domani, in forma strettamente privata. Su Metropoli Day, in edicola mercoledì 15 aprile, ulteriori dettagli sulla scomparsa dell'ultimo dei "compagni di merende" rimasti in vita. Che scompare a distanza di anni dopo la morte di Mario Pacciani, detto "Il Vampa", e Giancarlo Lotti, detto "Katanga". (Metropoliweb.it).
Napoli - Ucciso a coltellate per un complimento di troppo a una ragazza
NAPOLI - Durante la lite è stato ferito a una gamba con una coltellata e il colpo ha reciso l'arteria femorale. L'emorragia è stata inarrestabile e Giovanni Tagliaferri, 21 anni, è morto poco dopo il ricovero in ospedale. È accaduto la scorsa notte, poco dopo le 24, a Napoli, tra via Cristoforo Colombo e via De Gasperi, nelle vicinanze dal porto. La morte di Tagliaferri, giovane incensurato che abitava al rione Scampia, è stato il tragico epilogo di un litigio tra due gruppi di giovani scaturito da un motivo futile, molto probabilmente un apprezzamento pesante nei confronti di una ragazza.
Secondo la ricostruzione della polizia, Tagliaferri era alla guida di una Ford in compagnia di quattro amici. Il gruppo è venuto a contatto con una comitiva composta da tre giovani e due ragazze che stavano passeggiando, forse è volata una parola di troppo e la situazione è ben presto degenerata. Tagliaferri è sceso dall'auto ed ha avuto una colluttazione con un ragazzo che ha tirato fuori un coltello e lo ha colpito a una coscia. L'emorragia è stata assai copiosa e quando il giovane è stato soccorso dai medici dell'ospedale Loreto Mare le condizioni sono apparse gravissime. Tagliaferri è deceduto poco dopo nel reparto di terapia intensiva.
Gli investigatori della squadra mobile hanno interrogato gli amici della vittima che hanno fornito una descrizione abbastanza dettagliata dell'aggressore e degli altri ragazzi della comitiva, indicando in particolare la corporatura e l'abbigliamento dell'assassino. La polizia spera di ricavare elementi utili dalla visione delle immagini riprese dalle telecamere collocate nella zona. Le indagini sono indirizzate anche negli ambienti della microcriminalità: il possesso di un coltello da parte dell'aggressore fa infatti ipotizzare l'appartenenza a gruppi della malavita locale.
Sul delitto la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo contro ignoti per le ipotesi di reato di omicidio volontario e detenzione di arma. La magistratura ha anche disposto l'autopsia il cui esito dovrebbe essere noto entro un paio di giorni. Dai primi esami medici è emerso che il fendente ha provocato la lesione dell'arteria femorale, un tipo di ferita che quasi sempre si rivela fatale a causa della inarrestabile perdita di sangue. (Il Messaggero).
Secondo la ricostruzione della polizia, Tagliaferri era alla guida di una Ford in compagnia di quattro amici. Il gruppo è venuto a contatto con una comitiva composta da tre giovani e due ragazze che stavano passeggiando, forse è volata una parola di troppo e la situazione è ben presto degenerata. Tagliaferri è sceso dall'auto ed ha avuto una colluttazione con un ragazzo che ha tirato fuori un coltello e lo ha colpito a una coscia. L'emorragia è stata assai copiosa e quando il giovane è stato soccorso dai medici dell'ospedale Loreto Mare le condizioni sono apparse gravissime. Tagliaferri è deceduto poco dopo nel reparto di terapia intensiva.
Gli investigatori della squadra mobile hanno interrogato gli amici della vittima che hanno fornito una descrizione abbastanza dettagliata dell'aggressore e degli altri ragazzi della comitiva, indicando in particolare la corporatura e l'abbigliamento dell'assassino. La polizia spera di ricavare elementi utili dalla visione delle immagini riprese dalle telecamere collocate nella zona. Le indagini sono indirizzate anche negli ambienti della microcriminalità: il possesso di un coltello da parte dell'aggressore fa infatti ipotizzare l'appartenenza a gruppi della malavita locale.
Sul delitto la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo contro ignoti per le ipotesi di reato di omicidio volontario e detenzione di arma. La magistratura ha anche disposto l'autopsia il cui esito dovrebbe essere noto entro un paio di giorni. Dai primi esami medici è emerso che il fendente ha provocato la lesione dell'arteria femorale, un tipo di ferita che quasi sempre si rivela fatale a causa della inarrestabile perdita di sangue. (Il Messaggero).
Torino - ucciso con un colpo di pistola. Aveva vinto 500mila euro al gratta e vinci
TORINO - Si indaga a 360 gradi per capire cosa ci sia dietro l'omicidio di Osvaldo Squillace, 43 anni, di Moncalieri (Torino), pregiudicato, padre di due bambini di 7 anni e 2 mesi, freddato con un colpo di pistola 7.65 al torace, nella notte di venerdì, nel quartiere di Mirafiori. I carabinieri hanno controllato con il guanto di paraffina una decina di persone tra i conoscenti dell' uomo, ma anche tra alcuni testimoni che quella sera si trovavano nei pressi del luogo del delitto.
Squillace, entrato e uscito più volte dal carcere, era noto alle forze dell'ordine anche per una vicenda che risale all'anno scorso legata a una sua vincita al Gratta e Vinci da 500 mila euro. Aveva acquistato insieme alla sua fidanzata una manciata di tagliandi tra i quali anche quello fortunato. Poi però era fuggito per alcuni giorni facendo perdere le sue tracce e facendo alquanto inalberare la fidanzata e i parenti di lei. In seguito le cose si erano sistemate e i due erano tornati insieme e due mesi fa è nato il loro bambino.
Squillace potrebbe essere stato ucciso per vendetta da qualcuno con cui aveva tentato di fare qualche affare. La macchina sulla quale è stato trovato è della sua convivente. (Il Messaggero).
Squillace, entrato e uscito più volte dal carcere, era noto alle forze dell'ordine anche per una vicenda che risale all'anno scorso legata a una sua vincita al Gratta e Vinci da 500 mila euro. Aveva acquistato insieme alla sua fidanzata una manciata di tagliandi tra i quali anche quello fortunato. Poi però era fuggito per alcuni giorni facendo perdere le sue tracce e facendo alquanto inalberare la fidanzata e i parenti di lei. In seguito le cose si erano sistemate e i due erano tornati insieme e due mesi fa è nato il loro bambino.
Squillace potrebbe essere stato ucciso per vendetta da qualcuno con cui aveva tentato di fare qualche affare. La macchina sulla quale è stato trovato è della sua convivente. (Il Messaggero).
GENOVA - tunisino sgozza la moglie italiana
GENOVA - Si erano sposati due anni fa. Lui, 23 anni, tunisino. Lei, 22, italiana. Matrimonio in abito bianco con tanto di servizio fotografico. Ma l'idillio è durato poco. Lui forse era troppo geloso. Lei forse troppo bella. Liti e scenate e alla fine lei decide di andarsene. Ieri, tornata a casa per riprendere alcuni effetti personali, Lisa Molino ha trovato il marito fuori di sè e la lite è finita in tragedia: Walid Hamami l'ha uccisa, con nove coltellate al collo.
Il dramma si è consumato in un appartamento al quinto piano di un palazzo di via De Vincenzi, a Molassana, quartiere periferico della città. Erano circa le 22 quando i vicini hanno sentito urlare nelle scale. Walid stava scendendo e urlava «Ho ucciso mia moglie». Subito è stato chiamato il 113 e sul posto sono giunte le volanti. Walid era sul portone, il collo insanguinato (gli inquirenti accerteranno poi che si è ferito da solo forse per inscenare la disperazione o la difesa).
Nell'appartamento sangue un pò dappertutto. In una stanza, supino sul letto, il corpo semi svestito e senza vita di Lisa, una bella ragazza bionda e prosperosa. Nove ferite al collo, una, forse quella mortale, alla giugulare. Sulle pareti, in salotto, ancora i segni dell'unione felice: la foto del matrimonio, e un piatto in terracotta di artigianato tunisino con sopra incisa la data del matrimonio, luglio 2007. Nell'appartamento i poliziotti hanno poi sequestrato due coltelli da cucina insanguinati.
Di recente Lisa si era trasferita a casa del padre e della compagna di lui con i quali lavorava in un bar del quartiere. Quel matrimonio, secondo le testimonianze raccolte, non era stato mai visto di buon occhio dal padre della ragazza. Walid, regolare in Italia, con permesso di soggiorno, aveva infatti precedenti per spaccio e non aveva un lavoro fisso. Nell'appartamento di Via De Vincenzi la coppia si era trasferita cinque mesi fa e i vicini hanno raccontato di aver incontrato i due soltanto quando rincasavano o uscivano.
Sul posto, in serata, sono giunti il medico legale e il sostituto procuratore Francesco Pinto. Walid Hamami è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale San Martino e successivamente, su disposizione del magistrato, trasferito al reparto detenuti del nosocomio dov'è tuttora ricoverato in prognosi riservata e piantonato.
Dagli investigatori si è appreso che un provvedimento di espulsione pendeva, prima del suo matrimonio con l'italiana Lisa Molino, su Walid Hamami, il giovane tunisino di 25 anni, con precedenti per spaccio di droga. Il matrimonio risale al 14 luglio 2007, il provvedimento di espulsione ad almeno un anno prima. (Il Messaggero).
Il dramma si è consumato in un appartamento al quinto piano di un palazzo di via De Vincenzi, a Molassana, quartiere periferico della città. Erano circa le 22 quando i vicini hanno sentito urlare nelle scale. Walid stava scendendo e urlava «Ho ucciso mia moglie». Subito è stato chiamato il 113 e sul posto sono giunte le volanti. Walid era sul portone, il collo insanguinato (gli inquirenti accerteranno poi che si è ferito da solo forse per inscenare la disperazione o la difesa).
Nell'appartamento sangue un pò dappertutto. In una stanza, supino sul letto, il corpo semi svestito e senza vita di Lisa, una bella ragazza bionda e prosperosa. Nove ferite al collo, una, forse quella mortale, alla giugulare. Sulle pareti, in salotto, ancora i segni dell'unione felice: la foto del matrimonio, e un piatto in terracotta di artigianato tunisino con sopra incisa la data del matrimonio, luglio 2007. Nell'appartamento i poliziotti hanno poi sequestrato due coltelli da cucina insanguinati.
Di recente Lisa si era trasferita a casa del padre e della compagna di lui con i quali lavorava in un bar del quartiere. Quel matrimonio, secondo le testimonianze raccolte, non era stato mai visto di buon occhio dal padre della ragazza. Walid, regolare in Italia, con permesso di soggiorno, aveva infatti precedenti per spaccio e non aveva un lavoro fisso. Nell'appartamento di Via De Vincenzi la coppia si era trasferita cinque mesi fa e i vicini hanno raccontato di aver incontrato i due soltanto quando rincasavano o uscivano.
Sul posto, in serata, sono giunti il medico legale e il sostituto procuratore Francesco Pinto. Walid Hamami è stato portato al pronto soccorso dell'ospedale San Martino e successivamente, su disposizione del magistrato, trasferito al reparto detenuti del nosocomio dov'è tuttora ricoverato in prognosi riservata e piantonato.
Dagli investigatori si è appreso che un provvedimento di espulsione pendeva, prima del suo matrimonio con l'italiana Lisa Molino, su Walid Hamami, il giovane tunisino di 25 anni, con precedenti per spaccio di droga. Il matrimonio risale al 14 luglio 2007, il provvedimento di espulsione ad almeno un anno prima. (Il Messaggero).
Napoli - Ucciso il re del grano
L'imprenditore Francesco Ambrosio ucciso con la moglie. Sono stati colpiti con un bastone. Ambrosio è stato stato ucciso con la moglie la scorsa notte probabilmente a colpi di bastone. Secondo un primo esame dei cadaveri, infatti, sembra che sui corpi non vi siano segni di proiettili o di coltellate. È probabile che i coniugi Ambrosio siano rimasti vittime di una rapina. La scoperta dei cadaveri è stata fatta poco prima delle ore 8 da uno dei figli della coppia. Franco Ambrosio e la moglie Sacco erano già morti. La villa, in parte in ristrutturazione, era tutta a soqquadro. Questo particolare fa ritenere agli investigatori che i coniugi Ambrosio siano rimasti vittime di una tentata rapina, ma non sono escluse altre piste. La discesa Gaiola, uno dei luoghi più incantevoli di Napoli dal quale si gode lo scenario del Golfo, è stata completamente isolata dagli agenti dell'Ufficio di prevenzione generale della questura e del commissariato di Posillipo per consentire agli investigatori di lavorare in tutta tranquillità. Ambrosio era l'ex proprietario dell'Italgrani, azienda leader negli anni '80 nel settore cerealicolo, ed era stato coinvolto in un crac da circa 1000 miliardi per il quale lo scorso anno era stato condannato a 9 anni di reclusione in primo grado. Secondo quanto si è appreso, nmon si esclude che il duplice omicidio sia l'esito di un furto.
10.4.09
Brescia - Off-shore si ribalta: tre morti e un ferito
BRESCIA - È di tre morti e un ferito grave il bilancio di un incidente nautico avvenuto giovedì sul lago d'Iseo, di fronte a Clusane. Le quattro persone erano a bordo di un motoscafo off-shore in fase di prova e sono finite in mare dopo una virata improvvisa, provocata, si suppone, da un guasto meccanico.
ACQUA PROFONDA 15 METRI - A bordo della barca c'erano Lino Foiadelli, di Villongo (Bergamo), ex pilota di motonautica e proprietario dei cantieri nautici che portano il suo nome, due clienti e una quarta persona. Uno dei clienti era alla guida dell'imbarcazione, un «Cigarette» di 11 metri e 500 cavalli di potenza, per provarla prima dell'acquisto. Dalla riva del lago alcuni testimoni hanno visto l'imbarcazione fare un'improvvisa virata e sbalzare in acqua gli occupanti a circa 200 metri dalla riva davanti ad una località chiamata Punta dell'est. Quando è avvenuto l'incidente le condizioni del lago erano ottimali e c'era il sole.
RECUPERATI I CORPI - Dopo una giornata di ricerche i corpi di due delle tre vittime sono stati recuperati dai vigili del fuoco attorno alle 7 di venerdì. Si tratta del cadavere Foiadelli, e di uno dei suoi ospiti. Per quanto riguarda l'identità di quest'ultimo, si tratterebbe di un bergamasco, ma le forze dell'ordine non l'hanno ancora confermato ufficialmente. (La Repubblica)
ACQUA PROFONDA 15 METRI - A bordo della barca c'erano Lino Foiadelli, di Villongo (Bergamo), ex pilota di motonautica e proprietario dei cantieri nautici che portano il suo nome, due clienti e una quarta persona. Uno dei clienti era alla guida dell'imbarcazione, un «Cigarette» di 11 metri e 500 cavalli di potenza, per provarla prima dell'acquisto. Dalla riva del lago alcuni testimoni hanno visto l'imbarcazione fare un'improvvisa virata e sbalzare in acqua gli occupanti a circa 200 metri dalla riva davanti ad una località chiamata Punta dell'est. Quando è avvenuto l'incidente le condizioni del lago erano ottimali e c'era il sole.
RECUPERATI I CORPI - Dopo una giornata di ricerche i corpi di due delle tre vittime sono stati recuperati dai vigili del fuoco attorno alle 7 di venerdì. Si tratta del cadavere Foiadelli, e di uno dei suoi ospiti. Per quanto riguarda l'identità di quest'ultimo, si tratterebbe di un bergamasco, ma le forze dell'ordine non l'hanno ancora confermato ufficialmente. (La Repubblica)
9.4.09
Firenze - Sparatoria in ditta, uomo ferito
(ANSA) - FIRENZE - Tracce di sangue sul pavimento della ditta di spedizioni presso cui è avvenuta la sparatoria sono visibili dall'esterno, mentre gli investigatori dell'Arma dei carabinieri stanno effettuando i rilievi utili a chiarire la dinamica dell'episodio. Altri investigatori stanno sentendo alcuni testimoni, raccogliendo i loro racconti già in strada. L'auto su cui si è allontanato chi ha sparato sarebbe di colore bianco. Incerto, al momento, il modello della vettura e le descrizioni di chi ha compiuto l'aggressione. La via in cui è avvenuta la sparatoria si trova nel quartiere di Novoli, alla periferia nord di Firenze, e la ditta teatro del fatto ha sede in un fondo commerciale posto alla base di palazzine con appartamenti adibiti a residenza privata. L'area è stata isolata per agevolare il lavoro degli investigatori. La ditta si occupa di spedizioni nazionali e internazionali. (ANSA)
Torino - Trovata morta con la testa fracassata
TORINO (La Stampa) - Ha confessato l’uomo accusato di avere ucciso, domenica pomeriggio a Torino, la convivente, Alice Acquarone, 46 anni e madre di due figli. L’uomo è stato sentito ieri mattina dalla giudice nell’interrogatorio di convalida del fermo che era avvenuto domenica notte mentre veniva sentito dai carabinieri ai quali, in un primo tempo, aveva negato ogni responsabilità.
Stamattina, invece, l’uomo ha ammesso di aver colpito la convivente durante un litigio. Il corpo della vittima era stato ritrovato nel cortile di casa avvolto in un telo e in una coperta. Per lui la Procura ha già chiesto la custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato.
L’uomo non ha chiarito con precisione il movente del delitto. Sembra che la donna avesse espresso l’intenzione di concludere la relazione con lui ma alla base del litigio trasformatosi in omicidio ci sarebbero stati anche problemi di soldi. Alain Dante Stefanone ha detto di avere ucciso la donna con un corpo contundente preso tra gli oggetti presenti nella casa.
Stamattina, invece, l’uomo ha ammesso di aver colpito la convivente durante un litigio. Il corpo della vittima era stato ritrovato nel cortile di casa avvolto in un telo e in una coperta. Per lui la Procura ha già chiesto la custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato.
L’uomo non ha chiarito con precisione il movente del delitto. Sembra che la donna avesse espresso l’intenzione di concludere la relazione con lui ma alla base del litigio trasformatosi in omicidio ci sarebbero stati anche problemi di soldi. Alain Dante Stefanone ha detto di avere ucciso la donna con un corpo contundente preso tra gli oggetti presenti nella casa.
Roma - Testaccio: arrestato "er malavita"
ROMA (Il Messaggero) - Un ragazzo italiano di 19 anni, S. G., è stato ferito in modo grave nel corso di una lite avvenuta stanotte intorno alle 4 in via di Monte Testaccio, a Roma, a pochi metri dall'ingresso di un locale notturno: il ragazzo è stato ferito da diverse coltellate all'addome e ha riportato la perforazione della milza. E' stato trasportato in codice rosso all'ospedale San Camillo, dove è stato operato. «Ovviamente, la prognosi resta riservata - dice Anna Viola, direttore sanitario dell'ospedale - Non sono stati toccati organi fondamentali. La coltellata ha provocato un emiperitoneo ed è stato necessario un intervento chirurgico. Ora bisognerà attendere 24 ore per vedere quale sarà il decorso post operatorio».
Il ragazzo è stato coinvolto in una rissa. Fonti del 118 dicono che intorno alle 4 di stamattina alla centrale operativa è giunta una segnalazione per una rissa a pochi metri da un locale di via Monte Testaccio. Giunta dopo pochi minuti, l'ambulanza ha trovato il ragazzo a terra con una profonda ferita all'addome. Il 118 era già intervenuto nella stessa zona, intorno alla mezzanotte, per un'altra rissa scoppiata fuori dall'ex mattatoio, non lontano dal luogo dell'aggressione. In questo caso un giovane era stato soccorso e trasportato in ospedale in condizioni non gravi.
La polizia ha arrestato un minorenne. Un ragazzo di 17 anni, soprannominato "er malavita", è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Roma perchè ritenuto responsabile del ferimento del giovane di 19 anni. Il ragazzo arrestato è conosciuto con il soprannome di “er malavita” ed ha un discreto curriculum criminale fatto di precedenti risse e detenzione di arma da taglio. Il ferimento, hanno accertato gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, diretti da Vittorio Rizzi, è avvenuto al termine di una lite nata all'interno di una delle discoteche del quartiere Testaccio per una ragazza.
Due gruppi di giovani si sono fronteggiati prima al di fuori della discoteca “Spice”, continuando la lite davanti al “Radio Londra”, un altro locale. Al centro del diverbio sfociato poi in una violenta aggressione, ci sarebbe una ragazza che uno dei due gruppi, quello degli aggressori, avrebbe rivendicato come «sua proprietà, visto che l'avevano adocchiata per primi». Nel corso dell'aggressione, è spuntato un coltello, hanno detto gli investigatori, che ha colpito il giovane di 19 anni all'addome, lesionandogli la milza.
Il 17enne arrestato è accusato di rissa aggravata ed altri quattro suoi amici, tutti maggiorenni, sono stati denunciati a piede libero. Gli investigatori della Mobile hanno, tra l'altro, riscontrato in quasi tutti i partecipanti all'aggressione un notevole tasso di alcol e droga.
«È stata una lite scoppiata per una ragazza». Così Alessio, un amico del giovane di 19 anni accoltellato la scorsa notte, ha ricostruito la rissa scoppiata a via di Monte Testaccio. «Io non c'ero ieri sera - riferisce Alessio, venuto all'ospedale San Camillo dove è ricoverato il ragazzo accoltellato - ma gli amici che erano con lui mi hanno raccontato che la lite è scoppiata prima all'interno del locale per una ragazza poi, quando il buttafuori ha invitato i ragazzi ad uscire, è proseguita per strada. Il mio amico era insieme a quattro persone, gli altri erano una quindicina e c'è scappata la coltellata». Alessio dice di non conoscere la ragazza oggetto del litigio ma aggiunge: «Il mio amico era entrato con lei e forse qualcuno deve essersela presa e ha iniziato a fare l'arrogante».
Una settimana fa la stessa zona era stata teatro di una violenta rissa conclusasi con la morte, sempre per accoltellamento, di un pregiudicato romano di circa 30 anni.
leggi anche: morto accoltellato al Testaccio
Il ragazzo è stato coinvolto in una rissa. Fonti del 118 dicono che intorno alle 4 di stamattina alla centrale operativa è giunta una segnalazione per una rissa a pochi metri da un locale di via Monte Testaccio. Giunta dopo pochi minuti, l'ambulanza ha trovato il ragazzo a terra con una profonda ferita all'addome. Il 118 era già intervenuto nella stessa zona, intorno alla mezzanotte, per un'altra rissa scoppiata fuori dall'ex mattatoio, non lontano dal luogo dell'aggressione. In questo caso un giovane era stato soccorso e trasportato in ospedale in condizioni non gravi.
La polizia ha arrestato un minorenne. Un ragazzo di 17 anni, soprannominato "er malavita", è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Roma perchè ritenuto responsabile del ferimento del giovane di 19 anni. Il ragazzo arrestato è conosciuto con il soprannome di “er malavita” ed ha un discreto curriculum criminale fatto di precedenti risse e detenzione di arma da taglio. Il ferimento, hanno accertato gli investigatori della Squadra Mobile di Roma, diretti da Vittorio Rizzi, è avvenuto al termine di una lite nata all'interno di una delle discoteche del quartiere Testaccio per una ragazza.
Due gruppi di giovani si sono fronteggiati prima al di fuori della discoteca “Spice”, continuando la lite davanti al “Radio Londra”, un altro locale. Al centro del diverbio sfociato poi in una violenta aggressione, ci sarebbe una ragazza che uno dei due gruppi, quello degli aggressori, avrebbe rivendicato come «sua proprietà, visto che l'avevano adocchiata per primi». Nel corso dell'aggressione, è spuntato un coltello, hanno detto gli investigatori, che ha colpito il giovane di 19 anni all'addome, lesionandogli la milza.
Il 17enne arrestato è accusato di rissa aggravata ed altri quattro suoi amici, tutti maggiorenni, sono stati denunciati a piede libero. Gli investigatori della Mobile hanno, tra l'altro, riscontrato in quasi tutti i partecipanti all'aggressione un notevole tasso di alcol e droga.
«È stata una lite scoppiata per una ragazza». Così Alessio, un amico del giovane di 19 anni accoltellato la scorsa notte, ha ricostruito la rissa scoppiata a via di Monte Testaccio. «Io non c'ero ieri sera - riferisce Alessio, venuto all'ospedale San Camillo dove è ricoverato il ragazzo accoltellato - ma gli amici che erano con lui mi hanno raccontato che la lite è scoppiata prima all'interno del locale per una ragazza poi, quando il buttafuori ha invitato i ragazzi ad uscire, è proseguita per strada. Il mio amico era insieme a quattro persone, gli altri erano una quindicina e c'è scappata la coltellata». Alessio dice di non conoscere la ragazza oggetto del litigio ma aggiunge: «Il mio amico era entrato con lei e forse qualcuno deve essersela presa e ha iniziato a fare l'arrogante».
Una settimana fa la stessa zona era stata teatro di una violenta rissa conclusasi con la morte, sempre per accoltellamento, di un pregiudicato romano di circa 30 anni.
leggi anche: morto accoltellato al Testaccio
Paola (CS) - Mobbing da parte dei colleghi. Sviluppi nel caso di suicidio della commessa
PAOLA (8 aprile) - Hanno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati e preparare la loro difesa dall'accusa di avere fatto pressioni e false accuse sul luogo di lavoro a una collega. Cattiverie che erano divenute insopportabili per Barbara De Luca, una trentaduenne di San Lucido, che lo scorso anno decise di porre fine alle accuse nei suoi confronti nel modo più estremo: uccidendosi.
Adesso, a un anno dalla morte della giovane, avvenuta il 7 aprile dello scorso anno, la procura di Paola ha emesso due avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della direttrice del supermercato di Rende dove Barbara lavorava e di un altro dipendente.
Nei confronti della direttrice, la Procura ipotizza il reato di morte in conseguenza di un altro delitto, il mobbing, che pure le viene contestato. Alla donna vengono anche contestati i reati di truffa e furto in concorso con l'altro dipendente.
A fare luce sulla vicenda sono stati gli investigatori del commissariato di Paola della polizia. Il 7 aprile dello scorso anno intervennero nei pressi di un viadotto per un'auto contro la barriera di protezione e scoprirono, in fondo alla scarpata, il corpo di Barbara. La giovane aveva tentato di sfondare la barriera con l'auto e non essendovi riuscita, aveva scavalcato la barriera e si era gettata nel vuoto. Nella sua borsetta, gli agenti trovarono un bigliettino in cui si faceva riferimento a problemi sul luogo di lavoro per cui decisero di andare in fondo alla vicenda.
Gli investigatori hanno così scoperto che nel negozio dove la donna lavorava c'erano stati dei piccoli furti. Barbara li aveva scoperti e li aveva segnalati alla direttrice, avanzando anche i suoi sospetti su un collega. La direttrice, però, secondo l'accusa, forse per timore, invece di procedere contro il collega, avrebbe cominciato a fare pressioni su Barbara, accusando lei dei furti e trattenendole anche delle somme dalla busta paga a titolo di risarcimento.
In un caso, hanno accertato gli investigatori, a Barbara fu contestata la sottrazione di alcune risme di carta avvenuta quando ancora non era stata assunta. Le pressioni e le false accuse, è la ricostruzione della polizia, andarono avanti nel tempo e per Barbara diventarono insopportabili anche perché cominciarono a circolare nel negozio dove lavorava. Per questo decise di sfuggire alle false accuse con il suicidio.
Adesso, a un anno dalla morte della giovane, avvenuta il 7 aprile dello scorso anno, la procura di Paola ha emesso due avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti della direttrice del supermercato di Rende dove Barbara lavorava e di un altro dipendente.
Nei confronti della direttrice, la Procura ipotizza il reato di morte in conseguenza di un altro delitto, il mobbing, che pure le viene contestato. Alla donna vengono anche contestati i reati di truffa e furto in concorso con l'altro dipendente.
A fare luce sulla vicenda sono stati gli investigatori del commissariato di Paola della polizia. Il 7 aprile dello scorso anno intervennero nei pressi di un viadotto per un'auto contro la barriera di protezione e scoprirono, in fondo alla scarpata, il corpo di Barbara. La giovane aveva tentato di sfondare la barriera con l'auto e non essendovi riuscita, aveva scavalcato la barriera e si era gettata nel vuoto. Nella sua borsetta, gli agenti trovarono un bigliettino in cui si faceva riferimento a problemi sul luogo di lavoro per cui decisero di andare in fondo alla vicenda.
Gli investigatori hanno così scoperto che nel negozio dove la donna lavorava c'erano stati dei piccoli furti. Barbara li aveva scoperti e li aveva segnalati alla direttrice, avanzando anche i suoi sospetti su un collega. La direttrice, però, secondo l'accusa, forse per timore, invece di procedere contro il collega, avrebbe cominciato a fare pressioni su Barbara, accusando lei dei furti e trattenendole anche delle somme dalla busta paga a titolo di risarcimento.
In un caso, hanno accertato gli investigatori, a Barbara fu contestata la sottrazione di alcune risme di carta avvenuta quando ancora non era stata assunta. Le pressioni e le false accuse, è la ricostruzione della polizia, andarono avanti nel tempo e per Barbara diventarono insopportabili anche perché cominciarono a circolare nel negozio dove lavorava. Per questo decise di sfuggire alle false accuse con il suicidio.
8.4.09
Mantova (Gazzetta di Mantova) - Jerry Comet ucciso con un colpo alla testa
Mantova (27 marzo 2009) - A tre giorni dal duplice delitto di Goito, ancora sangue nel Mantovano. Anche in questo caso si tratterebbe di una tragedia famigliare, una lite fra extracomunitari ghanesi, degenerata in un fatto di sangue. Un uomo, Jerry Comet, 35 anni, regolare in Italia, residente a San Giorgio è stato ucciso da un connazionale, forse il fratello, con un colpo alla testa che sarebbe stato inferto con un corpo contundente. Un oggetto che i carabinieri stavano ancora cercando.
L'omicidio si è consumato attorno alle 19.30 nel parcheggio del cimitero di Pietole, a ridosso della Romana. Ancora da chiarire i motivi. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri i due uomini avrebbero iniziato a litigare in auto. Poi la lite sarebbe sfociata in tragedia.
L'omicidio si è consumato attorno alle 19.30 nel parcheggio del cimitero di Pietole, a ridosso della Romana. Ancora da chiarire i motivi. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri i due uomini avrebbero iniziato a litigare in auto. Poi la lite sarebbe sfociata in tragedia.
Paese - Tv - (Il Gazzettino) - sgozza madre e figlia e ne eredita i beni
TREVISO (1 aprile) - Fahd Bouichou è in carcere che aspetta: la Procura ha già gli elementi per chiedere il suo rinvio a giudizio e anche con il rito immediato. Potrebbe, insomma, essere processato entro l’estate. Mancava da conoscere qualche particolare tristeper esempio se fosse stata uccisa prima la madre o prima la bambina di due anni e l’autopsia dice che sembrerebbe prima la madre e poi la piccola. Forse in aula si scoprirà perchè Fahd abbia ammazzato con una coltellata alla gola anche sua figlia: fatto sta che il ventisettenne marocchino ha alzato la piccola, l’ha presa in braccio, l’ha messa sul fasciatoio e l’ha sgozzata.
Il gesto comporta, assurdamente, che nel momento in cui è morta la madre l’erede - in assenza di testamento - sia diventata la bambina e una volta la bambina l’erede sia diventato proprio lui, il padre. La legge dovrà stabilire l’eventuale "indegnità" del personaggio, ma le cause civili e penali percorrono strade diverse: in questo momento l’erede dei beni intestati alla povera Elisabetta è lui.
I particolari per il processo ci sono: anche se in Italia finora l’uomo dice di non ricordare più nulla dopo la lite con Elisabetta, prima di una cena dove sarebbero dovuti andare insieme con la piccola Arianna, dai suoceri, genitori di lei.
Boiouchou considerava Elisabetta sua moglie, e così la chiamava con terze persone: sembra che lui non volesse troncare la relazione e sembrano smentite le voci che dicevano che avrebbe voluto sposare in Marocco un’altra donna.
Certo, la donna occidentale, libera e padrona di decidere per sè e per sua figlia, lo irritava e lo ha portato al gesto definitivo: se non sarete mie, non sarete di nessuno. È così? Sarà il difensore di Fahd, l’avvocato Sabrina Dei Rossi, a decidere la strategia processuale, ma certo la tattica del "non ricordo" potrebbe non reggere. All’uomo infatti è stato chiesto se ricordava l’accaduto, e lui ha detto di no; ma poi gli è stato chiesto dopo la tragedia dove si è cambiato, e lui ha risposto "nel garage". Le amnesie sono ormai ben descritte nella letteratura della psichiatria: la versione reggerà solo se è vera.
Il gesto comporta, assurdamente, che nel momento in cui è morta la madre l’erede - in assenza di testamento - sia diventata la bambina e una volta la bambina l’erede sia diventato proprio lui, il padre. La legge dovrà stabilire l’eventuale "indegnità" del personaggio, ma le cause civili e penali percorrono strade diverse: in questo momento l’erede dei beni intestati alla povera Elisabetta è lui.
I particolari per il processo ci sono: anche se in Italia finora l’uomo dice di non ricordare più nulla dopo la lite con Elisabetta, prima di una cena dove sarebbero dovuti andare insieme con la piccola Arianna, dai suoceri, genitori di lei.
Boiouchou considerava Elisabetta sua moglie, e così la chiamava con terze persone: sembra che lui non volesse troncare la relazione e sembrano smentite le voci che dicevano che avrebbe voluto sposare in Marocco un’altra donna.
Certo, la donna occidentale, libera e padrona di decidere per sè e per sua figlia, lo irritava e lo ha portato al gesto definitivo: se non sarete mie, non sarete di nessuno. È così? Sarà il difensore di Fahd, l’avvocato Sabrina Dei Rossi, a decidere la strategia processuale, ma certo la tattica del "non ricordo" potrebbe non reggere. All’uomo infatti è stato chiesto se ricordava l’accaduto, e lui ha detto di no; ma poi gli è stato chiesto dopo la tragedia dove si è cambiato, e lui ha risposto "nel garage". Le amnesie sono ormai ben descritte nella letteratura della psichiatria: la versione reggerà solo se è vera.
Padova (Il Gazzettino) - Veronese si impicca nel sexyshop
PADOVA (2 aprile) - Non ha retto alla fine della sua storia d'amore e si è impiccato nel bagno del Sexy shop che gestiva con altri due soci, "Europa92" di via Buonarroti, all’Arcella. Sono stati proprio gli altri due soci, veronesi come lui, a ritrovarlo esanime nella toilette, dopo avere forzato la porta d’ingresso del negozio.
Lo avevano cercato tutto il giorno: lui - S.P., 39 anni - sarebbe dovuto andare a Milano insieme a loro per affari. Da poco si era lasciato con la fidanzata, anche lei veronese. Una separazione che non aveva accettato, tanto che durante la giornata di martedì aveva spedito alla sua ex dei messaggi col cellulare, l'ultimo dei quali era un macabro annuncio: la foto di un cappio, quello che aveva preparato per togliersi la vita.
Prima di mettere in atto il suo proposito il trentanovenne ha scritto una lettera in cui ha spiegato il suo gesto estremo. Quando i due soci sono entrati nel Sexy shop l'uomo dava ancora segni di vita. Hanno subito chiamato i soccorsi, ma inutilmente.
Lo avevano cercato tutto il giorno: lui - S.P., 39 anni - sarebbe dovuto andare a Milano insieme a loro per affari. Da poco si era lasciato con la fidanzata, anche lei veronese. Una separazione che non aveva accettato, tanto che durante la giornata di martedì aveva spedito alla sua ex dei messaggi col cellulare, l'ultimo dei quali era un macabro annuncio: la foto di un cappio, quello che aveva preparato per togliersi la vita.
Prima di mettere in atto il suo proposito il trentanovenne ha scritto una lettera in cui ha spiegato il suo gesto estremo. Quando i due soci sono entrati nel Sexy shop l'uomo dava ancora segni di vita. Hanno subito chiamato i soccorsi, ma inutilmente.
Milano - Barbone ucciso, arrestati due agenti
Avrebbero pestato a morte un barbone mettendo a rapporto una vicenda falsa. Arrestati due agenti della Polfer per omicidio. Un loro superiore e' invece indagato per favoreggiamento. I due sono stati incastrati dalle telecamere installate agli ingressi, nei corridoi e negli atri della Stazione Centrale di Milano e dagli esiti dell'autopsia. Sono stati interrogati dal gip a Opera: solo uno avrebbe risposto alle domande. Il fatto e' avvenuto il 6 settembre scorso.
Bresso (Mi) - 41enne disabile accoltellato dal padre
MILANO (La Repubblica) - Non sopportava più le crisi del figlio, un 41enne disabile mentale. E così, stanotte, il padre, un uomo di 68 anni, la ha colpito più volte con un coltello, ferendo anche la moglie che era accorso in aiuto del ragazzo. Poi si è ucciso lanciandosi dalla finestra.
Il dramma è accaduto in via Allende a Bresso, comune in provincia di Milano. L'uomo si è svegliato nel cuore della notte dopo le urla del figlio che spesso, riferiscono i carabinieri, aveva delle crisi notturne. Urla che, proprio per questo motivo, non hanno insospettito i vicini di casa.
Il ragazzo è stato accoltellato nel suo letto. Cinque colpi all'addome. E anche la madre, 70enne, accorsa in suo aiuto, è stata colpita con la lama al gluteo. La donna, però, non si è pesa d'animo ed è riuscita a raggiungere il pianerottolo e a chiamare i vicini. Sono stati loro a telefonare a 118 e carabinieri.
A quel punto il 68enne si è lanciato dalla finestra morendo sul colpo. Mentre resta grave il figlio ricoverato, in pericolo di vita, al Niguarda. Non è grave, invece, la donna trasportata al Fatebenefratelli.
Il dramma è accaduto in via Allende a Bresso, comune in provincia di Milano. L'uomo si è svegliato nel cuore della notte dopo le urla del figlio che spesso, riferiscono i carabinieri, aveva delle crisi notturne. Urla che, proprio per questo motivo, non hanno insospettito i vicini di casa.
Il ragazzo è stato accoltellato nel suo letto. Cinque colpi all'addome. E anche la madre, 70enne, accorsa in suo aiuto, è stata colpita con la lama al gluteo. La donna, però, non si è pesa d'animo ed è riuscita a raggiungere il pianerottolo e a chiamare i vicini. Sono stati loro a telefonare a 118 e carabinieri.
A quel punto il 68enne si è lanciato dalla finestra morendo sul colpo. Mentre resta grave il figlio ricoverato, in pericolo di vita, al Niguarda. Non è grave, invece, la donna trasportata al Fatebenefratelli.
Vestenanova (Vr) - bimbo affogato nella vasca da bagno
Verona, 7 apr. - (Adnkronos/Ign) - E' stato affogato il bimbo di sole cinque settimane, che stamane è deceduto mentre faceva il bagnetto in un'abitazione di Vestenanova, un piccolo paese in provincia di Verona. Lo ha stabilito il medico legale intervenuto sul posto. Dall'esame sul corpicino del bimbo è emerso che la causa del del decesso è annegamento.
Dopo averla interrogata, i Carabinieri di San Bonifacio hanno proceduto al fermo della madre del piccolo Mattia, con l'ipotesi di omicidio. La donna di 39 anni è in stato di choc ed è stata ricoverata in ospedale a Verona sotto stretto controllo medico e dei Carabinieri che la piantonano davanti alla stanza.
Poco prima il ricovero si era confidata lungamente col parroco. E' sconvolta, e non si capacita del suo gesto dettato, si presume da un momento di sconforto, a poco tempo dal parto.
La donna prestava servizio in un asilo della zona, era ben voluta e non aveva dato segnali di disagio. Ha anche una altra figlia di sette anni.
Dopo averla interrogata, i Carabinieri di San Bonifacio hanno proceduto al fermo della madre del piccolo Mattia, con l'ipotesi di omicidio. La donna di 39 anni è in stato di choc ed è stata ricoverata in ospedale a Verona sotto stretto controllo medico e dei Carabinieri che la piantonano davanti alla stanza.
Poco prima il ricovero si era confidata lungamente col parroco. E' sconvolta, e non si capacita del suo gesto dettato, si presume da un momento di sconforto, a poco tempo dal parto.
La donna prestava servizio in un asilo della zona, era ben voluta e non aveva dato segnali di disagio. Ha anche una altra figlia di sette anni.
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